Firenze cerca finanziamenti per sostenere le spese dei musei cittadini

Studio Baldassi
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Con il suo grandissimo numero di musei, edifici storici, chiese e giardini, Firenze è riconosciuta a livello mondiale come una delle capitali dell’arte. Merito dei Medici, che durante la loro dominazione si sono circondati di bellezza e di arte in tutte le forme possibili, regalando poi alla città il patrimonio che ancora oggi tutto il mondo ci invidia. Non a caso molti dicono che Firenze sia un vero e proprio museo diffuso.

La Galleria degli Uffizi è, senza dubbio, il più conosciuto museo fiorentino, ma nella classifica dei musei più visitati d’Italia nel 2012 stilata dal Giornale dell’Arte, Firenze occupa i due gradini più alti del podio, con gli Uffizi, appunto, e con la Galleria dell’Accademia.

I tesori artistici di Firenze ogni anno attirano milioni di turisti da tutto il mondo nella culla del Rinascimento, ma gestire un patrimonio artistico così grande non è facile e nemmeno economico. L’economia del cultura è in difficoltà dal momento che sono sempre meno i finanziamenti statali ai musei e all’arte in generale, al punto che il Comune di Firenze nel mese di febbraio del 2013 ha lanciato un’iniziativa volta a reperire le risorse per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano tramite il fund raising. L’idea è uno dei primi esempi di collaborazione tra pubblico e privato per far fronte alla crescente esigenza del Comune di far fronte alle spese di gestione di un patrimonio culturale immenso come quello fiorentino. Promotrice dell’iniziativa, insieme al Comune di Firenze, infatti, è l’associazione culturale “Fund4art”. L’obiettivo è quello di promuovere finanziamenti da parte dei privati a sostegno dei musei fiorentini, sfruttando la possibilità di defiscalizzare questi investimenti.

Anche il settore pubblico, quindi, inizia a capire che gestire il proprio patrimonio come se fosse quello di un’azienda è la chiave per poter affrontare questo momento di crisi e riuscire a “vendere” il proprio prodotto nel migliore dei modi. Anche se il prodotto è l’arte.