Fuga di cervelli? No, fuga di aziende in Ticino

Redazione MondoPMI
0
0

Spesso si parla di “fuga di cervelli” all’estero per indicare che molti bravi professionisti scappano all’estero per cercare un lavoro ben pagato. Questo non accade solo con i singoli “privati” ma anche con le aziende. Secondo l’ultima ricerca condotta a Febbraio 2014 moltissime aziende italiane della provincia di Como e Varese hanno chiuso per riaprire proprio nel Canton Ticino in Svizzera. La maggior concentrazione di aziende, per lo più PMI, decide di insediarsi tra Lugano e Chiasso.

Si parla di circa 3 aziende al giorno che prendono la strada verso condizioni fiscali più agevolate rispetto a quelle che attualmente vi sono in Italia.

Secondo le stime di Orell Füssli (Ofwi), tra il 2009 e il 2013, sarebbero state fondate oltre 4500 nuove aziende con titolare italiano.

Per il Ticino però non sono tutte rose e fiori: le aziende italiane che aprono in territorio svizzero lo fanno quasi esclusivamente per i vantaggi legati a leggi meno restrittive per i contratti di lavoro, per un risparmio sulle spese generali e per le imposte più basse. Accade quindi che nella maggior parte dei casi, tali aziende assumano esclusivamente personale italiano e quindi frontaliero, per poterlo pagare meno di un dipendente svizzero.

Il ritorno per il territorio ticinese è quindi minimo e si ferma al versamento delle imposte giacché anche la vicinanza con la Lombardia fa convergere tutti gli sforzi commerciali in Italia.

La domanda più spontanea sarebbe: perché non creare condizioni favorevoli anche in Italia?