Gli albergatori di San Giovanni Rotondo sperano nel miracolo per uscire dalla crisi

Studio Baldassi
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San Giovanni Rotondo è un paese a pochi passi dal Gargano che avrebbe ben poche attrattive se non fosse per l’esplosione del turismo religioso legato alla figura di San Pio da Pietrelcina. Tutti i fedeli che arrivano in pellegrinaggio al convento in cui ha vissuto Padre Pio, al grande santuario recentemente eretto o alla Casa Sollievo della Sofferenza non possono non constatare che il paese è composto in gran parte da hotel chiusi per diversi mesi all’anno.

Alla vigilia del grande Giubileo del 2000, San Giovanni Rotondo viveva di un folto numero di fedeli e si prevedeva l’arrivo di otto milioni all’anno, ma oggi non si va oltre ai due milioni. Un po’ per la crisi economica, un po’ per la crisi religiosa. Chiunque avesse un po’ di soldi da parte o un piccolo terreno in cui poter costruire, aveva approfittato delle deroghe concesse al piano regolatore in previsione dell’evento religioso per costruire hotel ed improvvisarsi albergatore, sperando in facili guadagni che ripagassero l’investimento e il rischio d’impresa. Molte delle strutture ricettive sorte in quel periodo, però, sono già chiuse.

Anche questa è la dimostrazione del fatto che imprenditori non ci si improvvisa e che per fare impresa serve molto più che patrimoni da investire o la possibilità di accedere a qualche finanziamento statale.