I cappellifici a Monza, una gloriosa tradizione che rischia di scomparire

Redazione MondoPMI
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Quella dei cappellifici di Monza è una storia che parte da lontano e che trova le sue prime testimonianze nel ‘600, dove l’arte dei cappelli è menzionata negli statuti delle antiche corporazioni, ma è nell’800 che l’attività artigianale inizia ad assumere connotati industriali. In quegli anni la bottega del cappellaio era un patrimonio prezioso trasmesso in eredità dal padre al figlio insieme al marchio e all’insegna.  Con la nascita dell’industria del cappello si sviluppano alcuni grossi cappellifici e decine di fabbriche di minori dimensioni che importano il feltro e le altre materie prime da tutta Europa.
La seconda metà dell’Ottocento è caratterizzata dalla progressiva meccanizzazione dei cappellifici e, parallelamente, dalla difesa della propria professionalità da parte dei maestri cappellai minacciati dall’automazione. Secondo fonti storiche nel 1893 le fabbriche erano 21, nel 1911 ben 50, con 4.412 operai. Una produzione record che arrivava a 20 milioni di pezzi l’ anno.
I cappellifici erano dislocati in tutto il territorio di Monza, concentrati prevalentemente nelle aree del centro storico e lungo la direttrice per Milano, soprattutto nelle zone limitrofe alla stazione ferroviaria, dove erano più facili e veloci i collegamenti e il trasporto delle merci e da dove potevano partire più facilmente i cappelli destinati alle esportazioni in tutto il mondo.
L’attività dei cappellai gode di grande fortuna sino agli anni Trenta del ‘900, quando il cambio delle abitudini e delle mode causa un drastico calo nelle esportazioni. Ma è negli anni ’50 che giunge il vero declino, che porta alla chiusura progressiva di decine di imprese cappelliere e alla scomparsa del cappello da Monza.
Attualmente l’industria monzese del cappello in feltro è quasi completamente scomparsa: sopravvivono soltanto pochissime Piccole Medie Imprese che, comunque, faticano in modo incredibile a restare aperte. Il drastico calo della domanda iniziato trent’anni fa, la scomparsa della tradizione del cappello che resiste ormai soltanto per alcuni anziani e la concorrenza spietata delle produzioni a bassissimo costo dell’Estremo Oriente hanno determinato una crisi del lavoro tale che spesso le aziende sopravvissute riescono a far partire i macchinari soltanto all’acquisizione di ordini.
Tutti questi fattori rischiano di far sparire un’industria carica di storia e di tradizione, che avrebbe bisogno di essere salvaguardata e rivalutata, soprattutto da parte delle istituzioni locali, con interventi e finanziamenti alle Piccole Medie Imprese che ancora oggi si fanno portavoce di un patrimonio artigianale inestimabile che, invece, rischia seriamente di scomparire.