Il Carciofo di Paestum IGP, simbolo del Cilento e del settore agroalimentare a Salerno

Redazione MondoPMI
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L’area del Cilento non è particolarmente famosa per produzioni industriali o artigianali tipiche, ma è una zona ricca di prodotti tipici della terra, spesso individuati anche da marchi come l’Indicazione Geografica Protetta. È questo il caso del Carciofo di Paestum, che viene coltivato soprattutto nella pianura del Sele, su una superficie di circa 2000 ettari dove si sono insediate moltissime Piccole Medie Imprese a carattere agricolo dedite alla sua coltura.

La produzione di “Carciofo di Paestum” è di circa circa 200.000 quintali all’anno, anche se potrebbe essere molto più alta. Da ogni pianta, infatti, si riescono a ricavare soltanto 3 o 4 capolini con le caratteristiche richieste da disciplinare di produzione del Carciofo di Paestum IGP.

Nonostante questo, si tratta della produzione cinaricola più importante della Regione, rappresentandone quasi il 90%.

Le radici della sua coltivazione vengono fatte risalire al tempo dei Borboni, il cui ufficio statistico già nel 1811 segnalava la presenza di carciofi nella zona dell’attuale Eboli e di Capaccio, ma la vera e propria diffusione del carciofo nella valle del Sele risale intorno al 1929-30, grazie alle vaste opere di bonifica e di profonda trasformazione agraria apportate dalla riforma fondiaria.

Il carciofo è un alimento molto utilizzato nella dieta mediterranea e le sue qualità sono piuttosto note: è ricco di sali minerali (soprattutto di calcio, potassio, fosforo e ferro) ed è un coadiuvante nelle funzioni epatiche e renali; serve a combattere disturbi di circolazione e di digestione, infezioni intestinali e contribuisce allo smaltimento del colesterolo.