Il marchio di tutela non basta a salvare il pecorino sardo

Studio Baldassi
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La Sardegna è una regione in cui l’allevamento di ovini è molto diffuso ed è praticato spesso allo stato brado. La grande presenza di pecore sul territorio, quindi, implica la possibilità di lavorare carni, lana e pellame al fine di ottenere moltissimi prodotti, tra i quali il pecorino sardo è probabilmente il più conosciuto.

Non esiste allevatore che non produca in casa formaggio, ma il pecorino è anche un prodotto tutelato dal marchio di garanzia DOP.

I caseifici sono diffusi in tutta la regione, ma nell’area intorno a Thiesi (provincia di Sassari) si trova un vero e proprio distretto di produzione del formaggio pecorino composto dalle più grandi industrie lattiero – casearie, che hanno ormai consolidato  importanti rapporti commerciali e una notevole attività di esportazione, soprattutto verso i mercati nordamericani.

Il disciplinare di produzione del pecorino sardo DOP prevede che il formaggio venga prodotto esclusivamente utilizzando latte di provenienza regionale, ed anche per questo motivo è molto sviluppato il settore dei trasporti e delle attività di servizio alla produzione del formaggio. Nella zona vengono prodotte circa 180.000 tonnellate di formaggio all’anno, non solo pecorino, ma anche formaggi a pasta molle e ricotta.

Negli ultimi anni il comparto lattiero-caseario ha subito un momento di crisi causata da fattori esterni ed interni, primo fra tutti il fenomeno noto come “blu tongue”, cioè un’infezione che ha colpito moltissimi allevamenti ovini, e poi anche a causa della diffusa siccità con cui la regione ha a che fare ogni anno. Fra i fattori esterni, invece, non si possono non ricordare tutte le problematiche inerenti il costo dei mangini per la zootecnia e le polemiche internazionali sui costi del latte.