Il mobile brianzolo in crisi punta sull’estero per rialzarsi

Studio Baldassi
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A Cantù, in provincia di Como, ha sede uno dei distretti più importanti della Lombardia, cioè il Distretto del Legno e dell’Arredo della Brianza, che fino a qualche anno fa era uno dei più produttive d’Italia. Negli ultimi anni, però, anche la gloriosa tradizione dei mobilifici brianzoli ha dovuto fare i conti con i duri colpi della crisi e non solo a livello globale. Prima ci si è messo l’arrivo dell’Ikea a Cinisello Balsamo a portare via una buona fetta del mercato locale e poi ci si sono messi anche i grandi brand della moda e del design, come Armani, Cavalli e Fendi, a produrre linee di arredamento che hanno conquistato il target più elevato facendo leva sulla forza del marchio, anche se il prodotto ha qualità magari inferiore.

Del distretto fanno parte sia le Piccole Medie Imprese che producono mobili, sedie, divani, tavoli e camere da letto, sia quelle che producono vernici, collanti, materie plastiche, minuteria metallica e ferramenta, produttori di macchine per la lavorazione del legno e tutto quello che serve alla realizzazione dei prodotti finiti. Il distretto gestisce nel suo complesso più fasi produttive, non solo l’assemblaggio dei mobili, ma anche l’intaglio, l’intarsio, la lucidatura, la laccatura, la doratura, la lavorazione di vetri, metalli, plastiche, imbottiture e via dicendo.

La caratteristica delle imprese brianzole è quella di puntare ad una differenziazione qualitativa del prodotto, grazie all’alto potenziale creativo del sistema produttivo e alle forti competenze tecniche e professionali presenti sul territorio. I mobili prodotti nel distretto di Cantù, infatti, si distinguono sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista estetico.

Per uscire dalla crisi, molte PMI del Distretto hanno scelto di investire sull’internazionalizzazione al fine di trovare nuovo mercati di sbocco. I risultati di questo processo lasciano ben sperare, ma sono relativamente poche le imprese che sono in grado di affrontare le sfide che il mercato estero pone. Nel 2012, ad esempio, nella filiera del legno è stata registrata una crescita del 5,7%. Un dato buono, che però è ancora lontano dai livelli precedenti la crisi.

Il limite principale con cui ha a che fare il distretto è la dimensione artigianale della gran parte delle piccole e piccolissime imprese che lo compongono, poiché la frammentazione genera ricadute negative sulla capacità competitiva delle imprese di stare sul mercato, di strutturare una vera strategia industriale e di investire nell’innovazione. Tutto questo si somma anche ad una difficoltà cronica a fare rete, dovuta alla natura imprenditoriale individualista diffusa sul territorio. Per superare questa crisi, quindi, è indispensabile un cambio di mentalità che consenta alle imprese del distretto di collaborare in modo più sinergico e proficuo allo scopo di attrarre maggiori finanziamenti alle aziende e di ottenere commesse che altrimenti le singole imprese non sarebbero in grado di ottenere.