Il riso del Delta, un’IGP a cavallo tra Veneto ed Emilia

Redazione MondoPMI
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Il Consorzio di Tutela del Riso del Delta del Po IGP nasce nel dicembre 2012 dall’impegno di 12 soci fondatori. L’iter per il riconoscimento dell’IGP, fu avviato oltre 10 anni fa da un gruppo di PMI venete, a cui si affiancarono anche le principali aziende risicole ferraresi. Il risultato raggiunto con la costituzione del Consorzio, quindi, è il frutto di un lavoro di squadra che aggiunge un ulteriore tassello alla tutela e alla promozione del Riso del Delta del Po IGP.

Il Riso del Delta del Po IGP è coltivato in una zona di produzione le cui tessiture dei terreni sono sostanzialmente di due tipi: nell’area rodigina, di origine alluvionale, sono franco argillose/franco limose (Terre Bianche) mentre nell’area ferrarese sono a forte componente torbosa (Terre Nere). In entrambi i casi i terreni sono caratterizzati da una lenta capacità drenante e dotati di elevata fertilità minerale, in particolare di potassio, tanto da rendere a volte inutili gli apporti di concime minerale potassico nonché, nei terreni torbosi, di quello azotato. La risaia non può insistere sullo stesso terreno per più di otto anni, dopodiché dovrà entrare in rotazione per almeno due anni.

Le risaie a cavallo tra Rovigo e Ferrara danno vita al riso nelle varietà Carnaroli, Volano, Baldo e Arboreo. Le ultime tre si prestano per la preparazione di ottimi risotti, timballi e supplì, mentre il Carnaroli IGP è particolarmente indicato per prestigiosi risotti dell’alta ristorazione.

Il prodotto è immesso al consumo nella tipologia Riso del Delta del Po IGP. È commercializzato confezionato sottovuoto o in a atmosfera controllata, in sacchetti idonei all’uso alimentare dal peso variabile di 0,5, 1, 2, e 5 kg, che possono essere inseriti in contenitori di dimensioni appropriate al peso del sacchetto che impediscano la fuoriuscita del prodotto prima della rottura della confezione.

Le prime testimonianze sulla coltivazione del riso in quest’area risalgono al 1495 ed ulteriori molteplici riscontri sulle superfici investite a risaia si sono avuti durante le bonifiche attuate dalle famiglie veneziane nel ‘700 fino ai 4000 ettari attestati nel 1850.