Innovazione e competenze le chiavi per rilanciare l’agricoltura

Redazione MondoPMI
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Il Centro Studi di Confagricoltura ha recentemente realizzato un’indagine volta a fotografare il settore agricolo in Italia nell’anno dell’Expo di Milano, incentrato sul tema “Nutrire il pianeta”. E i risultati non sono troppo positivi.

I dati di Confagricoltura, basati sul censimento agricolo Istat, evidenziano che la vocazione agroalimentare italiana negli ultimi anni ha perso gran parte della sua importanza, con una netta diminuzione delle imprese impegnate nella produzione a favore di attività votate alla trasformazione, spesso di prodotti provenienti dall’estero più che di tipicità nazionali.

Le imprese del settore agricolo, inoltre si confermano sempre meno a livello numerico, sempre più piccole con la diminuzione del suolo coltivato in favore dell’urbanizzazione e sempre più gestite da imprenditori poco scolarizzati (il 34% degli imprenditori agricoli ha la licenza elementare e il 32% la media inferiore) e il e di età elevata (il 72% oltre i 49 anni, di cui addirittura il 37% oltre i 64 anni).

In questo scenario, c’è comunque da osservare che l’agricoltura italiana può contare su esperienze imprenditoriali di altissimo livello che sono in grado di competere molto bene a livelli internazionali dando grande risalto alle produzioni agroalimentari Made in Italy.

Per quanto riguarda l’andamento delle produzioni negli ultimi anni, invece, c’è da rilevare che l’unico prodotto che può vantare una bilancia commerciale positiva è la frutta fresca, mentre la carne, i cereali e il latte vengono prodotti e venduti sempre meno.

Ne emerge il quadro di un sistema agroalimentare piuttosto malandato, che per uscire dalla crisi necessita di interventi integrati e di una forte spinta innovativa.

Nell’ottica di rilanciare un settore che ha sempre avuto un ruolo molto rilevante nell’economia nazionale, sarebbe importante anche favorire la riorganizzazione economica delle produzioni agricole e delle attività di filiera, ma una vera svolta potrebbe arrivare anche grazie alla diffusione di innovazioni nel settore, come l’utilizzo degli e-commerce.

Ecco, allora, che anche la promozione sinergica di turismo e settore primario può diventare strategica per tornare a proporre l’Italia come punto di riferimento internazionale per il buon vivere. Quello in cui viviamo, infatti, gode della fama di essere un Paese in cui si mangia e si vive bene, e la qualità delle produzioni alimentari contribuisce in modo importante alla costruzione di un’offerta turistica in grado di attrarre visitatori da tutto il mondo, per la qualità del cibo, per la bellezza dei posti e per la qualità della vita.

Per realizzare tutto questo, comunque, la buona volontà non basta. Servono spinta innovativa, competenze professionali e investimenti corretti. Ma il giusto mix di questi fattori potrebbe essere davvero decisivo per riportare l’agricoltura ai livello del passato.