La Napoli che non ti aspetti: l’industria pesante partenopea

Studio Baldassi
0
0

La città di Napoli non è famosa nel mondo soltanto per le sue bellezze naturali, storiche o artistiche. Il teatro San Carlo, Piazza del Plebiscito, la Costiera Amalfitana e la pizza sono soltanto alcune delle cose che vengono in mente pensando al capoluogo campano.

Ma a Napoli esiste anche una lunga tradizione che lega indissolubilmente la città e i paesi limitrofi agli insediamenti militari: la scuola della Nunziatella, l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, la base dell’US Navy di Bagnoli, i cantieri navali di Pozzuoli.

In passato, in particolare, la zona aveva conosciuto un grandissimo sviluppo legato ad alcuni grandi gruppi industriali internazionali che avevano insediato tra Napoli e Pozzuoli i loro stabilimenti per la produzione di mezzi militari e di artiglieria di vario tipo. La britannica Armstrong, ad esempio, è legata in modo molto stretto alla storia economica di Pozzuoli. Sul finire dell’ottocento, infatti, l’azienda decise di aprire nel napoletano uno stabilimento per la produzione di cannoni e di artiglieria pesante, che fu fonte di ricchezza oltre che di lavoro per tutta l’area circostante. È anche grazie agli investimenti di grandi industrie come la Armstrong e la Ansaldo che il porto di Pozzuoli venne implementato fino ad acquisire sempre maggiore importanza. Negli anni Venti del secolo scorso l’Italia era addirittura diventata esportatrice mondiale di armamenti.

L’industria pesante nella zona di Napoli ha sempre vissuto in equilibrio tra la produzione di materiale civile e materiale bellico, come nel caso dei cantieri navali che armavano sia mezzi civili sia mezzi bellici, grazie anche alla presenza nella vicina Bagnoli dell’industria siderurgica Ilva.

Nel corso degli anni, soprattutto in seguito ai bombardamenti della zona durante la seconda guerra mondiale, l’industria bellica ha perso sempre di più la sua importanza a favore dell’industria pesante di tipo civile, che vide in Finmeccanica il suo principale attore economico, andando ad occupare gli stabilimenti esistenti per la produzione di materiale ferroviario, di automobili (come a Pomigliano d’Arco), o del settore aerospaziale, che anche adesso occupa molte Piccole Medie Imprese della zona.

Il declino della zona, però, è stato sempre più inesorabile, ed attualmente l’industria metalmeccanica e siderurgica sta attraversando un periodo di fortissima crisi. Molti stabilimenti sono stati chiusi e sono in attesa di adeguate misure di riqualificazione che bonifichino le aree dismesse, ma gli investimenti necessari sono davvero molti.