La rinascita della pelletteria fiorentina passa dalle istituzioni e dai finanziamenti alle attività artigiane

Studio Baldassi
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Passeggiare per Firenze senza fermarsi ogni due passi a guardare borse e portafogli è praticamente impossibile per qualsiasi donna amante di accessori. Proprio dalla culla del Rinascimento, infatti, sono partiti marchi che hanno conquistato il mondo della moda diventando griffe di grandissimo successo, come ad esempio Gucci.

La tradizione della lavorazione del cuoio si tramanda a Firenze di generazione in generazione, all’interno delle piccole aziende della zona ma anche nelle botteghe artigiane che popolano il centro della città, in particolare intorno a Santa Croce.

Proprio in questo quartiere, infatti, ha sede la Scuola del Cuoio i cui prodotti sono richiesti in tutto il mondo sia da privati sia, anzi soprattutto, dalle più grandi griffes internazionali.

Nonostante le mille difficoltà il mercato del cuoio a Firenze è riuscito a resistere anche ad un evento straordinario come l’alluvione del 1966, che aveva creato serissimi problemi alle botteghe della città, con particolare riferimento a quelle nel quartiere di Santa Croce.

Grazie a mille sacrifici, a grande forza di volontà e a consistenti investimenti da parte delle piccole imprese del settore, il mercato della pelletteria fiorentina ha saputo rialzarsi e riprendersi dopo un evento così straordinario.

Ora, come spesso succede nelle città in cui ci sono produzioni tipiche che le caratterizzano, il problema degli artigiani locali è quello di salvaguardare la qualità del prodotto davanti alle contraffazioni e alla produzione seriale di accessori in pelle che poi verranno venduti in giro per la città a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli che si trovano nelle botteghe artigiane.

Anche in questo senso si devono muovere le istituzioni locali al fine di riuscire a salvaguardare una produzione artigiana tipica del luogo dalle speculazioni e dai ribassi sui prezzi che quotidianamente mettono in difficoltà l’intero sistema artigianale. Servono azioni mirate, finanziamenti alle aziende che realizzano prodotti di qualità, finanziamenti per rilanciare il settore, al fine di promuovere le produzioni di qualità e scoraggiare la realizzazione di “prodotti da bancherella” che poco hanno a che vedere con gli standard qualitativi delle produzioni artigianali locali.