La rinascita dell’Emilia passa dal distretto biomedicale di Mirandola

Studio Baldassi
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“Ricostruzione” è una parola a cui gli Emiliani hanno fatto grossa abitudine da quando il sisma del maggio 2012 ha colpito le provincie di Modena e Ferrara. E così i paesi più colpiti dal terremoto, come Mirandola, Medolla, San Felice sul Panaro, sono saliti alla ribalta delle cronache per i danni subiti non soltanto dalle persone, dalle case e dalle città, ma anche dalle imprese del distretto biomedicale che si trova proprio in quelle zone.

Giornali, tv e radio hanno sottolineato fin da subito il grande esempio che questa gente ha saputo dare, perchè già all’indomani del sisma erano in azienda a salvare quello che si poteva e a ricominciare a lavorare per rialzarsi senza bisogno di aiuti da parte dello Stato.

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Il distretto biomedicale di Mirandola è formato da circa 300 Piccole Medie Imprese dedite alla realizzazione di prodotti usa e getta per uso medico e apparecchiature per dialisi, cardiochirurgia e trasfusioni. Con i suoi 3.894 addetti il distretto biomedicale di Mirandola è uno dei leader europei del settore. In questo contesto le piccole medie imprese della zona beneficiano della presenza di grandi aziende appartenenti a gruppi multinazionali che fungono da traino, ma soprattutto l’intero sistema trae beneficio da meccanismi di imitazione che si innescano tra le aziende e della più classica delle competizioni per ottenere un prodotto migliore di quello altrui che innesca un meccanismo tale da portare ad una continua crescita delle imprese locali. Tutto questo è possibile grazie ai flussi economici che il distretto è in grado di produrre e grazie ai finanziamenti alle pmi locali che permettono all’intera zona di ricominciare a vivere nonostante i grossi danni subiti durante il terremoto del 2012.

Una delle particolarità di queste imprese risiede nel fatto che non si tratta di un distretto riconosciuto come tale da normativa regionale, bensì le aziende locali hanno preferito proporsi in maniera autonoma come sistema distrettuale per poter negoziare direttamente con la Regione eventuali finanziamenti alle aziende e progetti di sviluppo locali. Anche in questo caso, quindi, gli emiliani si sono dimostrati persone forti e determinate, che non hanno bisogno dell’aiuto dello Stato e che con i propri mezzi, la propria volontà e le proprie idee sono in grado di trovare le risorse, non solo economiche, per uscire anche dalle situazioni più brutte. Terremoto compreso.

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Image credit: shutterstock