Le difficoltà del distretto del mobile della Bassa Padovana

Studio Baldassi
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Il distretto del mobile della Bassa Padovana è uno dei casi più emblematici di come un territorio possa dipendere economicamente dalle aziende che vi operano e di come le stesse aziende possano prima prosperare e poi cadere in grossissima crisi pur mantenendo un prodotto di altissimo livello.

La produzione del mobile nella zona compresa tra Casale Di Scodosia, Urbana, Merlara, Montagnana, Castelbaldo e Masi si è sviluppata nel secondo dopoguerra grazie all’arrivo di importanti commesse dal vicino veronese, che già ospitava una zona di produzione di mobili molto importante tra Cerea e Bovolone. Tra gli anni ’60 e ’70, quindi, nella zona sono nate decine e decine di piccole medie imprese specializzate nella produzione di mobili in stile in legno massello, a cui nel tempo si sono affiancate aziende produttrici di imbottiture per sedie, tappezzerie, lucidature, intarsiature e molte altre attività propedeutiche alla finitura del mobile.

Dopo gli anni ’80, però, il distretto ha subìto una battuta d’arresto notevole, soprattutto a causa di una scarsa propensione all’innovazione e ad una grande difficoltà nell’affrontare il ricambio generazionale. Le esigenze del mercato sono cambiate e la richiesta di mobili in stile è drasticamente calata in favore di tipologie di arredamento più moderne e funzionali.

Casale di Scodosia e i paesi limitrofi, che fino a vent’anni fa avevano prosperato grazie alla produzione di mobili, ora si trovano ad affrontare una grandissima crisi di settore ulteriormente aggravata dalla crisi generale che ha colpito l’intera economia mondiale.

La Regione, la Provincia e le associazioni di categoria locali cercano da anni la via per invertire le sorti delle aziende del mobile della bassa padovana, ma finora la soluzione giusta non è ancora stata trovata. Non bastano i finanziamenti pubblici, non bastano gli interventi straordinari. Non è sufficiente neanche continuare a produrre mobili di ottima qualità: il distretto del mobile della bassa padovana ha bisogno di una spinta più grande e più profonda dal suo interno per poter tornare ad essere un punto di riferimento per il territorio, come lo era in passato.