Le difficoltà e la voglia di ripartire delle PMI operanti nel Porto di Gioia Tauro

Studio Baldassi
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La Calabria ha sempre vissuto forti contraddizioni, con opportunità mai sfruttate fino in fondo, anche a causa di grosse lacune infrastrutturali soprattutto per quanto riguarda il turismo. A nord del capoluogo Reggio Calabria, sorge però il Porto di Gioia Tauro, il più grande terminal per trasbordo del mar Mediterraneo. Il Porto viene inizialmente concepito come infrastruttura di un polo ben più ampio dove sarebbero dovute comparire, prima alcune industrie siderurgiche e chimiche, poi una centrale elettrica ENEL a carbone. Entrambe le opere non furono mai realizzate  e l’area portuale nel 1994 venne ridestinata a porto commerciale. Attualmente è il primo porto italiano per movimentazione contenitori.

Nonostante la difficile situazione del Porto di Gioia Tauro (e di molti altri porti in Italia), i finanziamenti pubblici non vengono usati o vengono spesso sprecati, com’è successo recentemente con l’annullamento di 1,5 miliardi di euro per l’ampliamento e ammodernamento degli scali marittimi, ormai fermi da 10 anni a causa di continui ritardi e intoppi su tutto il territorio nazionale. A Gioia Tauro comunque qualcosa si sta muovendo. Il Consiglio regionale della Calabria ha proposto infatti al Governo la creazione di una Zes (Zona Economica Speciale) per il Porto, ovvero una zona con una legislazione economica differente da quella in vigore nel Paese, più conveniente per gli investimenti stranieri. Questa proposta nasce per attirare la P3, una recente alleanza tra le tre compagnie di trasporto container più importanti al mondo (MSC, Maersk, CMA CGM). Anche Il miglioramento delle altre infrastrutture, soprattutto autostrade e ferrovie, aumenterebbe senza dubbio il valore del Porto di Gioia Tauro, che al momento non sfrutta appieno le potenzialità di una posizione strategica. L’opera di rivitalizzazione del Polo passa anche attraverso un finanziamento privato e pubblico più mirato, evitando la distribuzione a pioggia dei fondi statali, coinvolgendo le Piccole Medie Imprese locali per la creazione di una rete del valore.