Le piccole imprese accettano la sfida dell’internazionalizzazione

Redazione MondoPMI
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All’assemblea dei gruppi merceologici di Univa, Unione Industriali della Provincia di Varese, della filiera del tessile e dei settori alimentare e bevande, un economista del centro studi Confindustria ha mostrato una ricerca sull’export made in Italy. Dallo studio si evince che il “bello e ben fatto italiano” è esportato per lo più da micro e piccole imprese (da 1 a 9 addetti).

Le aziende in questione operano prevalentemente nel settore manifatturiero: abbigliamento, alimentare, arredamento e calzature. Questo dimostra che il piccolo imprenditore ha accettato la sfida dell’internazionalizzazione, compiendo un passo ormai necessario per rimanere competitivi sul mercato.

 Il problema principale, per chi non ha ancora intrapreso questa via, è capire come fare a internazionalizzare per conquistare nuovi mercati, soprattutto quelli extraeuropei che risultano i più difficili ma anche i più interessanti per fare business.

La ricerca mostrata all’assemblea, intitolata “Esportare la dolce vita” indica due tipi di veicoli per raggiungere questi nuovi mercati. Uno operativo, attraverso fiere e grande distribuzione, un altro più di sistema, attraverso il turismo, il cinema, l’istruzione e l’emigrazione.

Nei pesi emergenti come Cina, Russia ed Emirati Arabi Uniti le importazioni aumenteranno in maniera significativa nei prossimi 5 anni, questo rende perciò fondamentale già da ora stabilire alleanze solide, anche attraverso investimenti a medio termine.

Lo studio evidenzia inoltre che nel 2017 ci saranno nel mondo oltre 192 milioni di nuovi ricchi, provenienti per lo più da Cina, India e Brasile, mentre in Russia, Turchia e Polonia, si affermerà una nuova classe media benestante. Saranno quindi queste le aree geografiche su cui dovranno puntare le piccole  medie imprese, ricordando che gli italiani all’estero possono essere i migliori ambasciatori dei prodotti made in italy.