PMI e Risk Management: l’analisi del Politecnico di Milano

Studio Baldassi
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Il Politecnico di Milano, con il patrocinio di theFinC, Confapi Industria e grazie al cofinanziamento di Cineas,  ha analizzato, attraverso un sondaggio, l’approccio delle Piccole e Medie imprese italiane al risk management, per verificare se esse sono pronte a rispondere al rischio in maniera adeguata.

Da questa ricerca emerge un dato incoraggiante, il 53% delle aziende intervistate interpreta il rischio come un’opportunità da cogliere cercando quindi di gestirlo attivamente. Nel 31% dei casi viene invece ponderato come un fattore negativo, mentre per il 16% il rischio è una parte marginale del business. Il 33% delle aziende dichiara di procedere analizzandone la tipologia ed agendo di conseguenza. Il 25% del campione si dedica invece ad una copertura sistematica di specifiche aree, precedentemente mappate.

Il 58% delle imprese intervistate dichiara di avere un profilo di rischio nella media, ma nel 35% dei casi si prevede un aumento di questo profilo, probabilmente a causa dell’attuale scenario economico, non proprio incoraggiante.

Circa il 50% delle PMI prende in considerazione le criticità strategiche di concentrazione (meglio diversificare gli investimenti) e di controparte. Sono considerati meno importanti invece il rischio di reputazione, di “Paese”. Quello di credito viene preso in considerazione, come quello di tasso d’interesse e solvibilità ma, mentre vengono molto sottovalutati il rischio di cambio, il rischio di fluttuazione dei prezzi delle commodity ed il rischio inflazionistico, penalizzando così le aziende che stanno seguendo la strada dell’internazionalizzazione.

Dal sondaggio emerge che le aziende più avvedute ricorrono a figure dedicate ad attività di monitoraggio, in genere nella persona dell’amministratore (58%) o del direttore finanziario (26%).

La Lombardia conferma le principali tendenze a livello nazionale, a partire dalla significativa maturità nella gestione del rischio (44%). Le sue aziende registrano in generale una scarsa attenzione al rischio di cambio, anche se è stato provato che le imprese che realizzano più del 75% del fatturato in un’altra valuta  aumentano notevolmente l’attenzione verso tale variabile.