Quali sono i comparti che hanno reagito meglio alla crisi?

Edilizia, elettronica, giochi e articoli sportivi fanno registrare i numeri migliori.

Redazione MondoPMI
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i comparti che hanno reagito meglio alla crisi

Uno studio di Confartigianato mostra quali sono i settori nei quali la produzione è tornata ai livelli pre-Covid.

 

Banca Ifis

 

I comparti manifatturieri che hanno fatto registrare i migliori risultati tra gennaio e aprile 2021

Confartigianato ha analizzato i livelli della produzione delle imprese del settore manifatturiero italiano, per verificare quali sono state le conseguenze della crisi sanitaria ed economica. Dall’analisi è emerso che in 13 comparti sui 24 che compongono il settore manifatturiero il livello della produzione nel primo quadrimestre 2021 è tornato ai livelli precedenti l’inizio dell’epidemia da coronavirus.

A far registrare le migliori performance sono stati i comparti legati all’edilizia, quelli riguardanti la produzione di elettrodomestici, computer e apparecchiature elettroniche, giochi e articoli sportivi. Più nello specifico, a crescere di più nel mese di aprile 2021 è stata la produzione delle industrie del legno, dei mobili e dell’elettronica.

L’andamento di questi segmenti dell’economia italiana riflette i cambiamenti causati dalla pandemia. A crescere è soprattutto il settore edile, per effetto degli incentivi statali legati alle ristrutturazioni e riqualificazioni degli edifici. Seguono i settori dell’elettronica di consumo, quelli legati alle attività sportive e all’intrattenimento domestico, trainati dai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, costretti a trascorrere più tempo in casa.

La ripresa del settore manifatturiero coinvolge un grande numero di piccole e medie imprese. Confartigianato sottolinea come nei comparti che stanno reagendo meglio alla crisi sono impiegate oltre 180.000 PMI, con un numero complessivo di addetti che sfiora un milione di unità.

Come hanno reagito alla crisi le PMI italiane?

Allargando l’orizzonte agli altri settori economici, si nota come ad aver subito di più la crisi sono state le piccole e medie imprese che operano in settori a bassa intensità di conoscenza. Il documento ISTAT riguardo “L’impatto della crisi sanitaria sulle imprese: effetti, reazione e fragilità strutturali” identifica i settori più fragili del nostro tessuto economico:

  • il settore della ristorazione, dei servizi per il paesaggio e per gli edifici e i servizi alla persona, nei quali oltre il 90% delle imprese è considerata fragile o a rischio;
  • i settori dell’assistenza sociale e le attività sportive o di intrattenimento, considerate fragili o a rischio in oltre l’85% dei casi;
  • le industrie del legno e delle costruzioni specializzate, in cui oltre l’80% delle imprese è in condizioni di fragilità;
  • le industrie alimentari e dell’abbigliamento, con almeno tre imprese su quattro fragile o a rischio.

La crisi ha travolto in modo particolare le PMI, con una sofferenza maggiore per imprese di micro e piccole dimensioni. Le principali cause della crisi economica che coinvolge le piccole e medie imprese sono la riduzione della domanda interna e la mancanza di liquidità.

L’ISTAT sottolinea inoltre che un terzo delle PMI non ha intrapreso delle azioni specifiche per rispondere alla crisi. Un quarto delle aziende ha invece deciso di diversificare i canali di vendita, di modificare i flussi di fornitura e di intraprendere delle nuove relazioni con altre imprese. Circa il 20% delle imprese ha fatto fronte alla crisi riorganizzando i processi e i luoghi di lavoro, mentre il 16% delle aziende è intervenuto sui fattori produttivi o ha deciso di sospendere o rinviare i progetti di investimento.

Per far fronte alla crisi di liquidità la soluzione più veloce è stata invece il ricorso al settore bancario, con la richiesta di finanziamenti a breve termine.

È inoltre interessante sottolineare come l’ISTAT riporti che le imprese che, di fronte alla crisi, hanno dimostrato maggiore solidità e resistenza hanno caratteristiche ben precise: sono imprese di maggiori dimensioni, possono contare su personale di qualità e utilizzano le tecnologie digitali in misura maggiore rispetto alle aziende più fragili.