Ravenna: il vino della Romagna invecchia nel relitto di una piattaforma metanifera

Redazione MondoPMI
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Riemergerà dal mare un vino salato, “salso” per gli antichi romani, che non acetifica mai, pronto a partire alla conquista di palati mondiali.

È il nuovo progetto vinicolo che ha preso il via a Ravenna, dove sono moltissime le PMI impegnate nella produzione di vino, lì dove nel settembre 1965 la piattaforma metanifera Agip del Paguro venne inghiottita dal mare Adriatico per restituire un’oasi naturalistica sottomarina che ospita specie protette.

Un’intuizione nata nel 2010 osservando una bottiglia di vetro che galleggiava sul pelo dell’acqua, concretizzatasi a livello commerciale dopo una anno di test grazie a Gianluca Grilli che, con il socio Raffaele Ravaglia, ha portato alla vendita delle prime 300 bottiglie invecchiate in mare attraverso specifiche aste online mediamente per cento euro ciascuna.

Attualmente ci sono duemila bottiglie dei quattro vini che meglio rappresentano la Romagna, alle quali i due compagni di avventure subaquee e appassionati di enologia hanno dato i nomi di quattro crostacei che vivono nel relitto petrolifero in fondo al mare: lo scampo Cabernet, l’astice Merlot, il paguro Sangiovese e la canocchia Albana.

Le bottiglie, che fluttuano per un periodo che va dai sei ai dodici mesi a trenta metri di profondità, mantengono una temperatura costante di 13 gradi centigradi e la Tenuta Paguro le mostra quest’anno ai mercati mondiali.

L’Oasi del Paguro è una superficie di duecento metri di diametro a Porto Corsini, Grilli spiega che tutte le bottiglie “vengono calate all’interno di grandi ceste d’acciaio ancorate sui fondali, che possono basculare riproducendo il remuage del metodo champenoise utilizzato per la produzione dello spumante”.

Un progetto guardato con molta attenzione da distributori europei, russi e asiatici, i due soci stanno infatti trattando con rilevanti importatori di Londra e Hong Kong.

La particolarità ed il fascino del progetto si riflette anche nel packaging: scatole fatte col tipico pino marittimo della Romagna, ed etichette numerate scritte a mano.