Aprire Partita IVA nel 2016: quanto costa?

Scopri le voci principali per l'avvio della carriera professionale.

Redazione MondoPMI
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Aprire Partita IVA, anche nel 2016 è argomento di grande discussione ed interesse. La convergenza economica sfavorevole e la conseguente situazione precaria delle famiglie italiane spinge spesso neo imprenditori a prendere la strada di una carriera professionale autonoma, preferendo, la via del fare impresa a quella del lavoro subordinato.

La Partita IVA è la carta d’identità di un’attività imprenditoriale, sia essa un’attività autonoma o una ditta individuale, ed è emessa dall’Agenzia delle Entrate, o da un qualsiasi intermediario abilitato al servizio Entratel. A partire dal 1° dicembre 2001, il numero di Partita IVA, ha validità su tutto il territorio nazionale e rimane invariato per tutto il periodo in cui un’attività rimane in essere. Nello specifico, si presenta come un codice numerico composto da 11 cifre che rappresentano il numero di matricola, il codice dell’ufficio provinciale che l’ha rilasciata e un codice di controllo finale per verificare la correttezza delle cifre precedenti.

L’apertura di una partita IVA presso l’Agenzia delle entrate non prevede nessun esborso di denaro ma viene concessa tramite apposito modello da compilare; altresì, per il mantenimento nel breve e nel medio periodo, il neo imprenditore dovrà incorrere ad alcune spese che andremo a vedere nel dettaglio.

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COMMERCIALISTA

Se ci si vuole affidare ad un professionista per aprire la Partita IVA, bisogna tenere conto, ovviamente, del suo onorario; il tariffario può essere molto flessibile e può variare sia in base all’ubicazione territoriale che al rango del professionista prescelto: in alcuni casi le spese si aggirano all’incirca sui 200 euro mentre altri commercialisti potrebbero farlo addirittura gratuitamente, prevedendo che nel futuro il neo imprenditore possa avere bisogno delle sue prestazioni professionali. In ogni caso chi decidesse di aprire la Partita IVA in completa autonomia deve seguire questi semplici passaggi: per prima cosa individuare il proprio codice atecofin, successivamente scaricare il Modello Apertura partita IVA AA9/12, compilarlo e presentarlo all’Agenzia delle Entrate di competenza, senza sostenere ulteriori costi iniziali.

Per ogni soggetto che intenda proseguire la propria carriera professionale in autonomia, la voce di spesa che grava maggiormente sul bilancio, è quella relativa al mantenimento della Partita IVA, che deriva direttamente dalla gestione che la ditta individuale comporta. Le leve che contribuiscono alla variazione del costo del commercialista è la tipologia di attività svolta dall’imprenditore, il regime fiscale scelto per la sua attività, il volume d’affari, la quantità di fatture emesse e le eventuali operazioni effettuate con clienti esteri.

ISCRIZIONE ALLA CAMERA DI COMMERCIO

Il costo dell’iscrizione è di circa 100 euro all’anno, da versare al momento della registrazione o entro i 30 giorni successivi. Il diritto camerale è un tributo che tutte le imprese iscritte nel Registro delle Imprese devono pagare ogni anno alla Camera di Commercio del territorio. L’iscrizione è obbligatoria per le ditte individuali (artigiani o commercianti), mentre è facoltativa per gli autonomi.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

I contributi INPS 2016 per artigiani e commercianti prevedono un’aliquota del 23,10% (circolare INPS 15/2016). Il pagamento dei contributi minimi obbligatori deve essere effettuato in quattro rate trimestrali alle seguenti date: 16 maggio, 22 agosto, 16 novembre e 16 febbraio 2017. A questo è necessario aggiungere una quota percentuale calcolata in base al reddito dichiarato.

LE IMPOSTE

In attesa della Riforma del Fisco annunciata per il 2018 L’IRPEF e l’IRAP, restano anche per il 2016 calcolate in percentuale sul reddito dichiarato. L’IRPEF è pari al 23-27% per redditi fino a 28.000 euro, l’IRAP è pari 3.90%.

Di norma, senza considerare il regime forfettario, circa il 35% di quanto un’impresa o un professionista fattura – al netto dei costi – sarà assorbito dal fisco. Di seguito gli scaglioni di tassazione ad oggi attivi in base al reddito.

  1. Reddito tra 0 e 15.000 euro: anche per il 2016 l’aliquota IRPEF è del 23%, che corrisponde a 3.450 euro di tasse nel caso di massimo reddito. Sono compresi i lavoratori che percepiscono fino a 1.250 euro di reddito.
  2. Tra 15.001 e 28.000 euro: l’aliquota è del 27%, con una tassazione massima di 6.960 euro. Per redditi mensili non superiore a 2.335 euro. Da questa fascia in poi si applica l’aliquota successiva solo per la parte eccedente di reddito. Per esempio: con 30000 euro di guadagno, si pagherà il 27% di tasse su 28000 euro ed il 38% sui 2000 euro che restano.
  3. Tra 28.001 e 55.000 euro l’aliquota IRPEF è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda. La quota IRPEF sarà pari a 17.220 euro nel caso del reddito più alto.
  4. Tra 55.001 e 75.000 euro: la fascia prevede un’aliquota del 41% con un tetto massimo di 25.420 euro.
  5. Sopra i 75.000 euro: l’aliquota IRPEF è pari al 43%.

Per i possessori di Partita IVA con regime forfettario, l’innalzamento della soglia d’entrata che viene portata da 15mila a 30mila Euro, quello che non cambia è l’imposta sostitutiva al 15% e il coefficiente di redditività impiegato per il calcolo dell’imponibile. Per accedervi restano i requisiti del limite dei ricavi con un importo superiore ai 30mila Euro. La spesa nell’ultimo anno per dipendenti e collaboratori non può superare i 5 mila euro lordi.

Image Credit: shutterstock