Flat Tax 2019: la convenienza in 3 indici

Piano Nazionale delle Riforme: nuova imposta fissa al 15%

Alberto Liviero
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flat tax 2019

La flat tax è una delle principali novità fiscali del 2019 prevista dal Piano Nazionale delle Riforme e si presenta come una sorta di estensione del regime fiscale agevolato, il cosiddetto regime forfettario.

La flat tax è la nuova imposta fissa al 15%, la quale seguirà le stesse regole già previste per il regime forfetario, con il solo innalzamento della soglia limite di ricavi a 65 mila euro: questa nuova imposta andrà a sostituire il regime di tassazione ordinario, il quale prevede invece un’aliquota irpef progressiva per scaglioni di reddito.
Se ci soffermassimo a questo primo livello di analisi, la scelta tra il regime ordinario e quello della flat tax non può che ricadere su quest’ultimo, ovvero il più conveniente in termini di tassazione. Basti pensare che l’aliquota irpef, a seconda dello scaglione, spazia da un 23% al 43% contro un 15% fino a 65.000 euro di reddito.
In realtà, approfondendo l’analisi, la scelta di convenienza potrebbe non essere così scontata. Cerchiamo di capire il perché.

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La scelta di convenienza deve essere fatta sulla base di 3 indici.

Le spese vive
Coloro che nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale sostengono un elevato ammontare di costi inerenti l’attività d’impresa o professionale potrebbero non trovare convenienza nell’applicazione della flat tax. Questo perché le spese determinate forfettariamente potrebbero non essere sufficienti a coprire le spese effettivamente sostenute.

Le detrazioni
Un altro importante indice per la scelta di convenienza è rappresentato dall’ammontare degli oneri detraibili irpef. Un soggetto che nella dichiarazione dei redditi usufruisce di detrazioni per familiari a carico, per la ristrutturazione della casa, per gli interessi del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, spese mediche (e così via..) potrebbe addirittura pagare meno imposte, in termini di irpef, rispetto al regime della flat tax. Questo perché il regime forfettario non prevede la detrazione di oneri detraibili dall’imposta irpef lorda.

Altri indicatori
L’analisi di convenienza deve passare anche per la considerazione di eventuali spese per il personale dipendente (limite 5.000 euro) o redditi da lavoro dipendente (limite di 30.000 euro) o per la presenza di beni strumentali di un certo valore (soglia di 20.000 euro). Il superamento di queste soglie porterebbe alla fuoriuscita dal regime agevolato. Da considerare anche il fatto che con il regime agevolato oltre che all’esonero dalla fatturazione elettronica per le fatture emesse il contribuente gode di una serie di semplificazioni negli adempimenti contabili e dichiarativi.

Ad oggi la situazione è questa ma entro la fine dell’anno è lecito aspettarsi delle novità. Inizialmente, infatti, era stato proposta un’estensione dell’attuale regime forfettario fino a 100.000 euro e di affiancare all’aliquota del 15% un’aliquota del 20% per i fatturati compresi nello scaglione dai 65.000 a 100.000 euro. Al vaglio degli addetti ai lavori ci sarebbe anche la revisione dei coefficienti di redditività, per renderli più convenienti rispetto a quelli già in essere.
C’è tanta carne al fuoco, non ci resta che aspettare per conoscere le novità per le piccole partite Iva.

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Image credit: shutterstock