Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per PMI

Laura Aglio
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L’accesso alle risorse messe a disposizione dall’Europa è considerato spesso un limite per le PMI. Indubbia la necessaria conoscenza di un contesto normativo e strategico piuttosto complesso, data la quantità di rapporti, piani e regolamenti. Ma molte di queste risorse, veicolate mediante la Regione, sono destinate anche alle PMI venete, che potranno averne accesso a partire dall’ultimo trimestre del 2015, dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea del Programma Operativo FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale del Veneto, che mette a disposizione, solo per la competitività PMI oltre 170 ml di euro in sette anni.

Gli interventi ammissibili

Il Veneto è la regione che si contraddistingue per il maggior numero di PMI in ogni settore produttivo, motivo per cui la Regione ha riservato per i prossimi sette anni (entro il 2020) ingenti risorse di cui potranno beneficiare mediante bandi regionali a loro dedicati. Saranno finanziabili diversi interventi per favorire la competitività: investimenti per il consolidamento, la modernizzazione e diversificazione dei sistemi produttivi; supporto alla nascita e consolidamento anche con nuovi modelli di business; aiuti per la riorganizzazione e ristrutturazione aziendale; investimenti in macchinari e beni intangibili; acquisto di servizi per l’internazionalizzazione e progetti di promozione dell’export; azioni per agevolare l’accesso al credito e alle garanzie pubbliche.

Destinatari dei fondi

La premessa europea per la programmazione 2014-2020 mette al centro le PMI: “Le politiche comunitarie e nazionali devono tenere maggiormente conto del contributo delle PMI alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro”. Questo è definito in un pacchetto di proposte, lo Small Business Act (SBA), che mira ad agevolare la loro capacità di innovazione e competitività sul mercato mettendole al centro delle priorità europee dei prossimi sette anni di programmazione (2014-2020): dall’accesso al credito alla semplificazione amministrativa, dagli interventi fiscali all’innovazione tecnologica, dall’efficienza energetica all’ambiente, dal sostegno agli investimenti alla formazione, fino alla facilitazione della partecipazione delle PMI agli appalti pubblici.

I fondi strutturali

Mentre i fondi diretti sono direttamente gestiti ed erogati dalla Commissione Europea, l’80% delle risorse europee stanziate è delegato agli Stati membri. Questi ultimi comprendono le politiche di coesione, ovvero i fondi strutturali, tra cui il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, che mirano a ridurre le disparità in termini di benessere tra diverse regioni europee, attuando particolari investimenti in regioni, città e settori dell’economia reale, in modo da stimolare la crescita, generare occupazione, affrontare le conseguenze del cambiamento climatico, ridurre la dipendenza dall’importazione di energia e ridurre la povertà e l’esclusione sociale.

Quindi di una cosa siamo certi: “ci sono più soldi che idee” e vanno intercettati. È solo questione di attendere l’autunno 2015.

Articolo redatto da Laura Aglio

Image credit: Shutterstock