Fringe benefit 2021: raddoppiata la soglia di non imponibilità

Sono interessate dalla novità tutte le erogazioni in natura a favore dei dipendenti, sotto forma di beni, servizi e voucher.

Redazione MondoPMI
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fringe benefit 2021

Il DL Sostegni ha confermato per tutto il 2021 il limite di esenzione per i fringe benefit a 516,46 euro.

 

Banca Ifis

 

Valore dei fringe benefit raddoppiato fino al 31 dicembre 2021

La legge di conversione del DL Sostegni (Legge n. 69/2021) ha rinnovato per tutto il 2021 il raddoppio della soglia di non imponibilità dei fringe benefit riconosciuti ai dipendenti. La soglia era già stata aumentata dal Decreto Agosto e permetterà alle aziende di assegnare ai dipendenti voucher e beni in natura senza che questi concorrano alla formazione del reddito da lavoro.

La soglia di non imponibilità per i fringe benefit è stabilita dall’articolo 51 del TUIR a 258,23 euro. Fino a fine anno, questa soglia viene alzata a 516,46 euro.

Rientrano nel calcolo della soglia tutte le erogazioni in natura, indipendentemente dalla modalità di erogazione scelta dal datore di lavoro. Se il lavoratore percepisce fringe benefit da più datori di lavoro, per determinare se i benefit rientrano nella soglia di non imponibilità vanno conteggiati tutti i beni e i servizi percepiti nella loro complessità. Se il valore dei benefit supera la soglia di 516,46 euro, l’intero importo va aggiunto alla base imponibile dei redditi da lavoro dipendente.

La normativa sui fringe benefit e le novità per il 2021

La norma di riferimento per la disciplina fiscale dei fringe benefit è l’articolo 51 del TUIR. L’articolo distingue tra i fringe benefit che sono totalmente esclusi dal reddito di lavoro e quelli che sono esclusi a condizione che il loro valore non superi i 258,23 euro.

In base al contenuto del DL Agosto e del DL Sostegni, la soglia di non imponibilità è stata aumentata a 516,46 euro. Rientrano in questa categoria diversi tipi di erogazioni che i datori di lavoro possono fare a favore dei dipendenti, come ad esempio:

  • i buoni pasto;
  • l’auto aziendale;
  • il telefono o il computer aziendale;
  • i voucher spesa.

A differenza di quanto accade con i programmi di welfare aziendale, il datore di lavoro non è tenuto ad assegnare fringe benefit a tutti i dipendenti, ma può scegliere a chi e in che misura riconoscere questi incentivi.

Oltre a poter aumentare i livelli di soddisfazione dei dipendenti e migliorare i loro livelli di produttività, i benefit possono essere uno strumento che mette in condizione i dipendenti di lavorare meglio. In questo senso, l’aumento della soglia di non imponibilità può essere sfruttato dai datori di lavoro che hanno previsto la possibilità di lavorare in smart working per assegnare ai dipendenti strumenti o voucher che permettano loro di organizzare in maniera più efficiente e sicura lo spazio di lavoro domestico.