GDPR: come stanno reagendo le PMI italiane?

L'analisi del Digital Transformation Institute sull'adeguamento al GDPR

Redazione MondoPMI
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A quasi tre settimane dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali, la maggior parte delle aziende europee non sembra essersi adeguata alla nuova normativa.

Il punto sul GDPR: lo studio del Digital Transformation Institute

Il nuovo Regolamento Europeo GDPR è entrato in vigore il 25 maggio 2018 e comporta una serie di implicazioni anche per le PMI. Il rapporto tra GDPR e PMI è in evoluzione, ma secondo lo studio “Seizing the GDPR Advantage: From mandate to high-value opportunity” di Digital Transformation Institute pubblicato da Capgemini, la maggior parte delle imprese non si è ancora adeguata alla nuova normativa. La ricerca è basata su un campione di 1.000 dirigenti e 6.000 consumatori provenienti da otto diversi mercati. Dall’analisi è emerso che l’85% delle imprese non è pienamente conforme ai nuovi termini. In particolare, i Paesi più avanzati da questo punto di vista sembrano essere Gran Bretagna e Spagna, in cui rispettivamente il 55% e il 54% delle imprese dichiarano di essere conformi al GDPR. Fanno seguito la Germania (51%) e i Paesi Bassi (51%). La percentuale di imprese italiane che dichiarano di aver già predisposto soluzioni conformi al GDPR in Italia si limita al 48%.

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Vantaggi per le aziende

Secondo l’analisi, il 22% delle aziende italiane dichiara di aver in programma iniziative legate al trattamento dei dati personali solo per rispettare le nuove normative, senza pensare ai vantaggi che questo adeguamento può portare. Infatti, secondo il Digital Transformation Institute, i consumatori sono più predisposti ad acquistare presso aziende che puntano molto sulla protezione dei dati personali. Ad esempio, con riferimento al mercato italiano, il 47% dei consumatori ha dichiarato di aver acquistato presso aziende più sensibili alla privacy dei propri clienti.

Costi e sanzioni per le piccole e medie imprese

Un dato rilevante evidenzia che la maggior parte delle aziende interpellate nell’indagine non pone l’adattamento alla nuova normativa come prioritario nelle attività aziendali, nonostante il rischio di sanzioni sia tuttavia elevato. Inoltre, il 69% dei dirigenti italiani intervistati ritiene che i consumatori non intraprenderanno azioni legali nei loro confronti su questo tema. Va considerato che l’adeguamento al GDPR comporta dei costi per le aziende, che pesano soprattutto sulle piccole e medie imprese. Secondo Confartigianato, per la prima fase di adattamento, le PMI hanno speso 3,1 miliardi di euro. In attesa che il decreto attuativo faccia chiarezza sull’applicazione del Regolamento Europeo, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA) e della Piccola e Media Impresa ha richiesto una proroga di sei mesi per le sanzioni alle aziende che non rispettano le nuove norme.

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Image credit: shutterstock