Il nuovo Codice della crisi d’Impresa: di cosa si tratta?

Redazione MondoPMI
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crisi di impresa

Il Codice della crisi d’Impresa e dell’insolvenza disciplinato dal D.Lgs n.14/2019 ed entrato in vigore il16 marzo 2019, ha definitivamente sostituito lo storico R.D. n. 267/1942, il quale ha regolamento per decenni la materia fallimentare.

Il nuovo Codice pone le sue fondamenta su un sistema caratterizzato da specifiche misure di “allerta” e di composizione della crisi.

  1. La prima è volta ad anticipare l’emergere della crisi, nonché ad intervenire rapidamente per fronteggiarla
  2. La seconda invece finalizzata alla tutela del credito.

Inoltre, si vanno a semplificare le procedure giudiziarie e gli strumenti alternativi già presenti.

Quando entra in vigore?

Se alcuni articoli sono già entrati in vigore nel marzo 2019, lo stesso non si può dire per gran parte del dettato normativo, la cui operatività è prevista a partire dal 15 agosto 2020.

Tra le novità legislative già vigenti, vi rientrano:

  • la definizione della competenza dei tribunali sede di sezioni specializzate in materia;
  • la regolamentazione del nuovo albo dei soggetti che svolgeranno le funzioni di curatore e commissario giudiziale su incarico del tribunale;
  • modifiche al Codice Civile sulla responsabilità e nomina degli amministratori;
  • un servizio digitale dedicato alla notifica degli atti.

 

Banca IFIS Impresa

 

Obiettivi della nuova disciplina

Operando in un’ottica di semplificazione normativa, il legislatore si pone l’obiettivo di agevolare la presenza delle aziende sul mercato, attraverso il risanamento. L’insolvenza viene inquadrata ora come un fenomeno rientrante nel rischio d’impresa e dunque statisticamente prevedibile. La tendenza sarà quella di evitare l’eliminazione delle aziende dal mercato e di intervenire già ai primi segnali di crisi, agevolando l’imprenditore nel risanamento dell’azienda.

A questo proposito per definire la crisi d’impresa è stato eliminato dai testi giuridici il termine “fallito”. Questo è stato infatti sostituito da termini più specifici che definiscono le varie fasi della crisi d’impresa, giungendo fino alla “liquidazione giudiziale” (fase equivalente all’attuale fallimento).  Con quest’ultima modifica il nostro ordinamento si è uniformato ad altri Paesi europei, eliminando così il disvalore sociale connesso al termine.

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Image credit: shutterstock