Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede anche delle misure premiali a favore degli Amministratori che di propria iniziativa presentino l’istanza di crisi aziendale.

Redazione MondoPMI
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Il 14 febbraio 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, con l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali. Scopriamo insieme le caratteristiche della nuova legge, le novità introdotte e quali conseguenze comporta per le imprese.

Perché emanare una nuova legge in materia fallimentare?

Il 19 ottobre 2017 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la legge n. 155 contenente la “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza”. Con questa disposizione è stato conferito al Governo il potere di riscrivere integralmente il R.D. 267/194 (dei contenuti del vecchio decreto, ne parliamo qui), conosciuto anche come Legge Fallimentare, e di riformare le procedure consensuali, la disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento e il sistema dei privilegi e delle garanzie.

Non è stata prevista, quindi, nessuna integrazione e correzione, ma si è optato per una revisione radicale del decreto con il fine di adeguarlo alle norme in vigore negli altri Paesi europei, che già da tempo cercano di perfezionare metodi e strumenti per anticipare le crisi aziendali e limitare i fallimenti.

 

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Quali sono le novità introdotte dal nuovo Codice della crisi d’impresa?

Lo scopo primario della riforma in materia fallimentare è quello di impedire che i primi segnali di difficoltà economica in un’azienda possano trasformarsi in uno stato di crisi irreversibile. Per crisi si intende “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.

Il nuovo Decreto si pone due finalità:

  • diagnosi preventiva delle condizioni dell’impresa;
  • salvaguardia della capacità imprenditoriale di chi va incontro ad un fallimento.

Le principali modifiche apportate alla legge fallimentare riguardano:

  1. la sostituzione del termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale”, la stessa utilizzata negli altri Paesi europei, per evitare il discredito sociale;
  2. l’introduzione di un sistema di allerta con lo scopo di diagnosticare preventivamente una situazione di crisi aziendale permettendo così un intervento di risanamento tempestivo;
  3. la preferenza per procedure di risoluzione alternative a quella dell’esecuzione ambientale;
  4. la riduzione dei tempi e dei costi delle procedure concorsuali;
  5. l’istituzione, presso il Ministero della Giustizia, di un albo di soggetti con il compito di svolgere funzioni di gestione e controllo nell’ambito di procedure concorsuali;
  6. l’integrazione delle procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza disposte dal datore di lavoro con forme di tutela dei dipendenti.

Gran parte di queste novità sono divenute operative già a partire dal 16 marzo di quest’anno. Le restanti disposizioni entreranno, invece, definitivamente in vigore solo a partire dal 15 agosto 2020, ossia dopo 18 mesi esatti dalla pubblicazione del Decreto.

Per un riassunto sulle nuove disposizioni del Codice della crisi d’impresa, vi rimandiamo a quest’altro articolo.

 

Cosa cambia per le imprese?

Per effetto del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, e in particolare dell’Art. 378, l’obbligo di nominare un organo di controllo interno, nella forma di Collegio Sindacale o di Revisore a seconda delle dimensioni dell’azienda, è stato esteso anche alle Società a Responsabilità Limitata e alle cooperative.

La funzione del nuovo organo è quello di monitorare i rischi aziendali, identificarli e valutarli al fine di poterli gestire tempestivamente.

Per tutte le informazioni relative a questo argomento rimandiamo al nostro articolo sui Collegi sindacali.

Qui, ci limiteremo a dire che le imprese devono adeguarsi a questa disposizione qualora, negli ultimi due esercizi consecutivi, si sia realizzata almeno una di queste condizioni:

  • Il totale dell’attivo dello stato patrimoniale superi i 2 milioni di euro;
  • I ricavi delle vendite e delle prestazioni superino i 2 milioni di euro;
  • I dipendenti occupati in media durante l’esercizio superino le 10 unità.

A partire dal 16 marzo 2019, le SRL e le cooperative hanno avuto 9 mesi di tempo per modificare i propri statuti, come stabilito dall’articolo 2477 del Codice Civile che regola la nomina del Collegio Sindacale e la revisione legale dei conti.

Una volta trascorso il periodo transitorio, la nuova legge prevede che la nomina venga fatta entro 30 giorni dopo l’approvazione del bilancio della società, ossia dopo che gli amministratori sono stati messi al corrente delle nuove disposizioni.

Per rilevare eventuali sintomi di difficoltà economica e finanziaria, è necessario che l’impresa si adoperi per attivare i cosiddetti “Strumenti di allerta”.

Tra questi, rientrano:

  • L’esame di indicatori contabili (obblighi di segnalazione);
  • L’assunzione di un assetto organizzativo adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa (obblighi organizzativi).

Cosa cambia per gli Amministratori?

Un’altra importante novità riguarda l’inserimento del 5° comma nell’art. 2476 del Codice Civile, che stabilisce la responsabilità degli Amministratori delle SRL verso i creditori sociali in caso di inosservanza degli obblighi relativi alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

In caso di difficoltà dell’impresa, gli amministratori devono attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale (Art. 374 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza).

Se un’impresa entra in stato di crisi ed è possibile dimostrare che l’Amministratore non aveva predisposto gli strumenti ritenuti necessari dalla legge per prevenirla, sarà chiamato a rispondere personalmente per sanare la perdita.

Nel caso in cui, però, l’Amministratore non sia in grado di ristabilire l’equilibrio economico e finanziario in azienda, scatta la “Procedura d’allerta” finalizzata a trovare un accordo tra i creditori per evitare che la crisi si tramuti in insolvenza.

La Procedura di allerta può essere:

  • Interna nel caso in cui sia attivata dall’Amministratore o dal Collegio sindacale/Revisore;
  • Esterna se attivata dall’Agenzia delle Entrate, dall’INPS o da un agente di riscossione crediti.

Deve essere segnalata ad un collegio di tre esperti, l’OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa), costituito nella Camera di Commercio: da questo momento in poi sarà suo il compito di risolvere la crisi nel più breve tempo possibile.

La Procedura di allerta può avere una durata massima di 3/6 mesi a seconda dei casi, entro i quali i creditori sono chiamati a raggiungere un accordo. Nel caso questo non avvenga, l’OCRI può decidere di avviare una delle procedure di insolvenza tradizionali.

 

Sono previste misure premiali?

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede anche delle misure premiali a favore degli Amministratori che di propria iniziativa presentino, per tempo, l’istanza di crisi aziendale e la domanda di accesso a una delle procedure regolatrici previste per legge.

Tra i vantaggi di cui l’Amministratore può beneficiare:

  • La riduzione alla misura legale degli interessi che maturano sui debiti fiscali dell’impresa;
  • La riduzione alla misura legale delle sanzioni tributarie per le quali è prevista l’applicazione di una misura ridotta in caso di pagamento entro un determinato termine dalla ricezione della comunicazione;
  • La riduzione alla metà delle sanzioni e degli interessi sui debiti tributari oggetto della procedura di composizione assistita della crisi d’impresa;
  • Il raddoppiamento della proroga del termine fissato dal giudice per il deposito della proposta di concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Inoltre, l’Art. 324 del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza stabilisce che, nel caso in cui l’Amministratore segnali in maniera tempestiva la crisi d’impresa, possa beneficiare di una causa di non punibilità, ma solo qualora il danno sia di piccola entità. Il legislatore, quindi, riduce sensibilmente la pressione penale per eventi di modesta entità e rilevanza, nell’ottica di favorire la ripresa industriale.

Abbiamo chiesto a Fausto Salvador, Dottore commercialista e Revisore Contabile presso lo Studio Tributario Societario Salvador, di parlarci del nuovo Codice della crisi d’impresa.

Ecco le sue risposte ai nostri quesiti: