IMU e PMI: come cambia per le imprese la tassa sugli immobili?

Studio Baldassi
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In tema di prelievo sugli immobili, l’IMU continua a far parlare di sé: nonostante la precisazione del Direttore del Dipartimento delle Finanze Fabrizia Lapecorella, secondo la quale “Con l’introduzione dell’IMU, la tassazione sulla casa in Italia è in linea con la media Ocse”, infatti, a detta di molti l’Imposta Municipale Unica va definita in maniera più equa e appropriata rispetto a quanto fatto in prima battuta.

Innanzi tutto, il Governo dovrebbe operare una scelta chiara sulla natura del tributo, stabilendo in via definitiva se si tratta di un’imposta statale o comunale. Ad oggi, in effetti, pur essendo considerata una tassa locale, l’IMU viene di fatto assegnata all’erario.

Anche l’importo andrebbe rivisto, dal momento che l’IMU sulla prima casa risulta eccessivamente gravosa per i contribuenti a reddito medio-basso, mentre per seconde case, l’alloggio dato in affitto viene erroneamente penalizzato rispetto a quello tenuto a disposizione (che paga l’IMU ma non più l’IRPEF).

Inoltre, va risolta la questione della tassazione troppo alta sugli immobili delle aziende: rispetto a questo tema, il Governo potrebbe valutare una patrimoniale ad hoc solo per le Piccole Medie Imprese, ispirandosi al modello inglese con gettito erariale.

Per risultare più equa, infine, l’IMU dovebbe essere accompagnata dalla revisione del Catasto dei fabbricati, che rappresenta una delle tre priorità (insieme all’introduzione dell’imposta sul reddito – IRI –e al miglioramento della relazione fisco-contribuenti) evidenziate anche dal FMI, il quale lo scorso luglio si è espresso positivamente in merito al contenuto della delega fiscale.