Provenienza obbligatoria in etichetta

L’obiettivo di un’etichettatura sempre più completa sarà portato anche in Commissione Europea.

Redazione MondoPMI
0
0
obbligo-etichetta-provenienza

Il consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento che prevede l’indicazione nell’etichetta del prodotto dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Martina, ha spiegato come questo provvedimento abbia lo scopo di dare la massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Inoltre in questo modo viene data una risposta a tutte le aziende che avevano già richiesto questa norma e che hanno continuato a stampare lo stabilimento di produzione sulle loro etichette. Tale norma era già prevista dall’ordinamento giuridico italiano ma era stata successivamente abrogata dall’Unione Europea a seguito del riordino della normativa.

Il Mipaaf ha inoltre aggiunto che, oltre alla corretta informazione al consumatore, sarà così garantita anche la rintracciabilità immediata degli alimenti da parte degli organi di controllo. Sono previsti 180 giorni di periodo transitorio per lo smaltimento delle etichette già stampate e l’esaurimento dei prodotti già confezionati, etichettati e messi in commercio precedentemente all’introduzione della norma.

[BannerArticolo]

Infine il ministro Martina ha dichiarato che la battaglia sarà portata anche in Europa, con l’obiettivo di avere un’etichettatura sempre più completa e per la valorizzazione della distintività del modello agroalimentare italiano.

IL PUNTO DI VISTA DI FEDERALIMENTARE

Alcune perplessità sono state sollevate da Luca Scordamaglia di Federalimentare, secondo il quale, il provvedimento non sarebbe applicabile ai prodotti alimentari fabbricati all’estero e venduti in Italia e di conseguenza comporterebbe un rischio di inganno per i consumatori italiani. Ad esempio un imprenditore tedesco o francese, con una semplice ragione sociale a qualsiasi titolo, nel nostro potrà spacciarsi per italiano, senza l’obbligo di indicare la sede di produzione, con gravi danni per tutto il nostro sistema. Sempre secondo Scordamaglia la trasparenza deve essere necessariamente discussa a Bruxelles per non incorrere in scorciatoie nazionali che assecondano l’operato di una commissione europea inadempiente e responsabile della frammentazione del mercato unico.

Il 2017 dovrebbe essere l’anno di svolta per l’industria agroalimentare italiana, viste le variazioni positive dell’ultimo periodo: +1,1% di fine 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ti è piaciuto questo articolo? Nella nostra newsletter trovi tutte le notizie più interessanti della settimana per il Mondo delle PMI in unico contenitore.

>> Clicca qui per iscriverti <<

Image credit: shutterstock