Indici di affidabilità fiscale: come funzionano

Dopo il "pensionamento" degli studi di settore, i nuovi "indici di affidabilità fiscale" sono il meccanismo di valutazione

Alberto Liviero
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Dopo quasi 20 anni di attività, cala il sipario per i tanto odiati e temuti studi di settore. L’incubo è terminato e finalmente molti contribuenti, professionisti e imprese, potranno dormire sonni tranquilli. O almeno così sembra. Il 2016 è l’ultimo anno di applicazione degli studi di settore ma, come ben sappiamo, chiusa una porta si apre un portone ed ecco che fanno il loro ingresso gli indici di affidabilità fiscale.

Concettualmente le differenze tra i due indicatori sono pressoché nulle, nella sostanza invece il cambiamento si basa su un approccio spinto alla semplificazione degli adempimenti e sulla valorizzazione del dialogo e della collaborazione tra i contribuenti e l’Amministrazione finanziaria, anche mediante forme di comunicazione preventiva. Lo scopo quindi è di consentire al contribuente di adempiere correttamente e puntualmente agli obblighi dichiarativi oltre ad incentivare l’emersione spontanea delle basi imponibili.

Indici di affidabilità fiscale: la classificazione

Le nuove norme prevedono l’attribuzione al contribuente di un voto variabile da 1 a 10, una sorta di pagella, che esprime il grado di affidabilità fiscale riconosciuto al contribuente. Sembrerà di tornare a scuola ma è proprio così. Di fatti un voto positivo consentirà al contribuente di accedere alle agevolazioni previste dal regime premiale.

Gli indici sono elaborati sulla base di analisi di dati e informazioni sia contabili che extracontabili relativi a più periodi d’imposta, finalizzati a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale nel suo complesso. 

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INDICI DI AFFIDABILITÀ FISCALE: il regime premiale

Il regime premiale è un sistema che prevede la collocazione del contribuente, rispetto all’indice di affidabilità, in un’area per così dire di “comfort” che gli permetta di godere di specifici benefici e agevolazioni. A titolo esemplificativo: esonero dall’apposizione del visto di conformità per determinati adempimenti, esclusione dall’applicazione della disciplina delle società non operative e l’esclusione da attività di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria.

Ne consegue che tanto più alto è il punteggio ottenuto in termini di affidabilità tanto maggiori sono i benefici premiali per i contribuenti interessati. Di contro, minore è l’affidabilità del soggetto tanto maggiore potrebbe risultare la possibilità, per lo stesso, di essere interessato da un’attività di controllo.

CASI DI ESCLUSIONE

Il contribuente non applica gli indicatori di affidabilità per gli esercizi nei quali:

ha iniziato o cessato l’attività ovvero non si trova in condizioni di normale svolgimento di essa;

dichiara ricavi di cui all’articolo 85, comma 1 (esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e)) o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del T.U.I.R., di ammontare superiore al limite stabilito dal relativo decreto di approvazione o revisione.

Ulteriori ipotesi di esclusione dell’applicabilità degli indici possono essere individuate con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze

 

In definitiva è chiaro che i nuovi indicatori dovranno effettivamente garantire meno burocrazia e più semplificazione nelle procedure di calcolo e nella raccolta delle informazioni e soprattutto una pretesa erariale meno stringente e più in linea con quanto proclamato, altrimenti le tanto sbandierate novità serviranno solo da palliativo.

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Image credit: shutterstock