Intervista a Fausto Salvador: gli effetti della riforma sulla crisi d’impresa

Dovrà crescere il rapporto tra banche e imprese con l’obiettivo di prevenire la crisi.

Redazione MondoPMI
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Crisi d'impresa

Continuiamo la nostra riflessione sulla riforma fallimentare inerente al codice sulla crisi d’impresa con Fausto Salvador, Dottore commercialista e Revisore Contabile presso lo Studio Tributario Societario Salvador. In un precedente articolo abbiamo introdotto l’argomento ora vediamo in che modo la legge influirà sulle aziende.

Quali saranno le principali conseguenze legate all’introduzione del codice sulla crisi d’impresa?

Molti autori che si concentrano sugli aspetti negativi della norma, la vedono come una accelerazione dello stato di liquidazione di alcune imprese che sono già deboli. Questo è senz’altro vero, ma dall’altra parte è pur vero che spesso il prorogare sine die attività già dissestate comporta un onere per l’intera collettività piuttosto pesante.

Preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno e considerare che tutti noi, consulenti, aziende, sistema del credito, possiamo cogliere l’opportunità di crescere nella cultura aziendalistico-gestionale. Ritengo che le Banche avranno un ruolo importantissimo nei confronti del sistema. Oggi il nostro sistema creditizio è il cardine su cui si poggiano le imprese che, come abbiamo visto negli anni, sono sempre state poco capitalizzate. Abbiamo assistito spesso a imprenditori che hanno preferito spingere molto (anche con la complicità del sistema bancario) sulla leva del debito piuttosto che su un equilibrato utilizzo anche delle proprie risorse. Il legislatore, attraverso la riforma, riconosce alle banche un ruolo che sarà di monitoraggio attento della crisi di impresa. Un ruolo che comporta grandi responsabilità di cui avremo modo di discutere.

L’articolo 14 all’ultimo comma infatti afferma:

“le banche e gli altri intermediari finanziari di cui all’art. 106 del testo unico bancario, nel momento in cui comunicano al cliente variazioni o revisioni o revoche degli affidamenti, ne danno notizia anche agli organi di controllo societari, se esistenti”.

Banca IFIS Impresa

 

Ovvio che la portata di una tale disciplina va analizzata attentamente e richiederebbe un ulteriore approfondimento, ma proviamo a dare un peso alle singole parole scritte che vi ho evidenziato.

Si parla di variazioni, revisioni o revoche. Per le revoche è più facile immaginare la situazione. Tutti possiamo comprendere che una revoca di un affidamento ha di per sé delle ragioni piuttosto forti che possono essere legate ad un crollo della meritorietà creditizia, ma come dovranno interpretare le banche il tema delle variazioni e revisioni? Quale sarà la responsabilità sotto il profilo civilistico per le banche che non adempiano alla segnalazione agli organi di controllo? Quale il profilo penale all’interno di reati che potrebbero essere attribuiti, anche nella forma del concorso, personalmente ai funzionari di banca? Di tutto questo si discuterà molto nei prossimi mesi, anche andando a riprendere questioni oramai note da tempo a livello giurisprudenziale.

Nel frattempo però è necessario correre. Dimostrare che sono adottati validi modelli organizzativi atti a prevenire la crisi, crescendo nel rapporto tra banche e imprese con un passaggio di informazioni che dovrà essere sempre più quanto mai esaustivo in maniera tale che vi sia comprensione tra gli interlocutori, riducendo quanto spesso è stato lasciato al caso ed all’improvvisazione.

Come ritiene reagiranno le imprese?

Mi aspetto una prima reazione che sarà di malcontento e sfiducia verso un sistema che mi rendo conto essere sicuramente di non facile “digestione”. Successivamente conto che lo sforzo di tutti, imprese, professionisti e banche possa andare verso la direzione della diffusione di una cultura organizzativo/finanziaria che diventi la base per un miglior sviluppo e permanenza sul mercato con maggiori logiche competitive utili all’intero sistema economico Italia.

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Image credit: shutterstock