Intervista a Fausto Salvador: la nuova legge sulla crisi d’impresa

Abolito il termine fallimento: da oggi si parla soltanto di liquidazione giudiziale.

Redazione MondoPMI
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Crisi d'impresa

Fausto Salvador è Dottore commercialista e Revisore Contabile presso lo Studio Tributario Societario Salvador, lo abbiamo intervistato per approfondire la recente riforma legislativa sulla crisi di impresa che ha profondamente modificato quella che era conosciuta come la Legge Fallimentare. In questa prima parte iniziamo ad addentrarci nel tema per comprendere meglio di cosa si tratta.

In cosa consiste il nuovo codice sulla crisi d’impresa?

Il nuovo codice sulla crisi di impresa ha richiesto un lunghissimo lavoro durato quasi 3 anni da parte della commissione Rordof (dal nome del suo ideatore) prima di arrivare al Decreto Legislativo che ha introdotto quello che è ad oggi il primo testo unico sulla legge della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Senza ripercorrere il lungo iter che ha portato a tale risultato proviamo a comprenderne la portata storica in pochi punti.

  • Il termine fallimento scompare dal lessico del Legislatore. Ora si parla esclusivamente di liquidazione giudiziale.
  • Si è introdotta una definizione dello stato di crisi come probabilità di futura insolvenza tenendo in considerazione quelli che sono già da anni i risultati dell’applicazione della scienza aziendalistica.

L’obiettivo generale perseguito è l’anticipazione della crisi al fine di evitare quello che il dissesto del sistema economico e finanziario degli ultimi anni ha comportato per l’intero sistema economico e sociale. Un’azienda che proroghi nel tempo uno stato di crisi, tale da incrementare l’ammontare del passivo nei confronti di finanziatori, fornitori, pubblica amministrazione, dipendenti, crea, infatti, un danno ben maggiore rispetto ad anticipare le possibili manovre che potrebbero limitare disagi di maggiore portata.

Ecco perché uno dei fili conduttori della riforma è il sistema di “Allerta”.

La norma individua infatti una serie di soggetti che concorreranno a inviare dei messaggi tali da anticipare e anche prevenire la crisi peggiore e in particolare gli organi di controllo, sindaci/revisori, la pubblica amministrazione, le banche.

Sono stati abbassati i limiti per i quali risulterà necessario per le PMI, organizzate nella forma di Società a responsabilità limitata, nominare un sindaco/revisore. Gli anni di monitoraggio per il superamento di tali limiti sono il 2017 e il 2018. Se in questi due anni si sono superati i 2 milioni di attivo o 2 milioni di ricavi o 10 dipendenti, necessariamente va nominato l’organo di controllo. Questo sarà il soggetto che per primo avrà la responsabilità di evidenziare possibili segnali di crisi. Lo farà adottando gli strumenti tipici dell’analisi finanziaria, patrimoniale ed economica e con tutti gli altri possibili strumenti che esperienza e dottrina gli metteranno a disposizione a tale fine. In ogni caso il Legislatore ha demandato la fissazione di alcuni indici alla Commissione Nazionale dei Dottori Commercialisti.

 

Banca IFIS Impresa

 
 

Chi coinvolgerà principalmente?

Il nuovo codice, come già la precedente legge fallimentare, coinvolge tutte le realtà assoggettate alle procedure concorsuali in base al superamento di determinati limiti dimensionali.
Restano pertanto esclusi coloro che non abbiano congiuntamente i requisiti di cui all’art. 2, comma 1, lettera d) del D.Lgs. 14/2019 ovvero:

  1. Attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300.000 euro nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di apertura della liquidazione giudiziale;
  2. Ricavi per un ammontare complessivo annuo non superiore a euro 200.000 sempre con riferimento ai 3 esercizi precedenti come al punto 1;
  3. Un ammontare di debiti non scaduti non superiore a 500.000 euro.

Detto questo però dobbiamo considerare che la portata della riforma interessa di fatto tutti gli imprenditori dal momento che l’articolo 2086 del codice civile è stato integrato con un nuovo comma che afferma che:

“l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

Si capisce da quanto indicato che il mondo dell’impresa a questo punto subirà una profonda trasformazione culturale. Non sarà possibile per gli imprenditori evitare di prendere dimestichezza con alcuni concetti di analisi finanziaria, patrimoniale ed economica che sono tipici della dottrina aziendalistica. Quegli stessi parametri con cui tutti coloro che oggi si interfacciano con un’impresa a vario titolo valutano per poter dare un giudizio di affidabilità e pesarla come fornitore, cliente, datore di lavoro etc.

Nella seconda parte dell’intervista approfondiremo le principali conseguenze del nuovo codice.

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Image credit: shutterstock