La bancarotta: cos’è e quali sono i rischi per l’imprenditore

Il reato di bancarotta può essere commesso da un imprenditore individuale o da una società che agiscono a discapito dei creditori dell’azienda.

Redazione MondoPMI
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bancarotta

Sempre più spesso sentiamo parlare del termine “bancarotta” associato alle aziende, ma di cosa si tratta precisamente?

Nel nostro ordinamento è un reato previsto dalla legge fallimentare, disciplinato dal D.Lgs n.14/2019, entrato in vigore lo scorso 16 marzo. Il nuovo Decreto, che diventerà operativo solo a partire dall’agosto 2020, ha sostituito definitivamente lo storico R.D. n. 267/1942 che per più di 70 anni ha regolamentato la materia fallimentare.

Ma cosa stabiliva il vecchio Codice?

Il reato di bancarotta può essere commesso da un imprenditore individuale o da una società che agiscono a discapito dei creditori dell’azienda.

La legge prevede due diverse fattispecie di bancarotta: semplice e fraudolenta, regolate rispettivamente dagli artt. 217 e 216 R.D. 267/42.

Analizziamo ora quali sono gli elementi distintivi dei due reati. 

BANCAROTTA SEMPLICE

Si configura quando l’imprenditore pone in essere le segue condotte:

  • ha fatto spese per sé o per la propria famiglia che risultano eccessive rispetto alla sua condizione economica
  • ha consumato una notevole parte del proprio patrimonio in operazioni che sono di pura sorte o si configurano come manifestamente imprudenti
  • ha compiuto operazioni gravemente imprudenti con il fine di ritardare il proprio fallimento
  • ha aggravato il proprio dissesto astenendosi dal chiedere la dichiarazione di fallimento o con altra colpa grave
  • non ha soddisfatto le obbligazioni che aveva assunto in un precedente concordato preventivo o fallimentare.

Trattasi di condotte commesse con negligenza e imperizia (ma senza dolo) a mezzo della quali l’imprenditore dilapida il patrimonio, determinando di conseguenza il fallimento della sua attività.

 

Banca IFIS Impresa

 

BANCAROTTA FRAUDOLENTA

Questa richiede invece presupposti diversi, fondati sulla volontà (dolo) e l’intento fraudolento e dunque di agire con frode. La condotta tipica si estrinseca in questi casi nella volontà di danneggiare i creditori a proprio vantaggio, privandoli delle garanzie patrimoniali del proprio credito.

La fattispecie può essere distinta a sua volta in tre categorie:

  • Bancarotta fraudolenta per distrazione, si realizza quando l’imprenditore fallito o prossimo al fallimento sottrae, distrae, occulta e/o distrugge beni e risorse dal patrimonio proprio o da quello sociale al fine di arricchirsi ai danni dei propri creditori oppure quando espone o riconosce passività
  • Bancarotta fraudolenta preferenziale, la quale si configura quando il fallito, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire solo uno o più creditori, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione. Trattasi dei casi in cui il soggetto esegue il pagamento solo ad alcuni creditori, nonostante la sua situazione economica non gli consenta di adempiere alle obbligazioni contratte, tutto ciò a danno degli altri creditori.
  • Bancarotta fraudolenta documentale, si configura invece ogni qualvolta l’imprenditore o l’amministratore (entrambi tenuti alla registrazione delle attività sui libri contabili) distrugge, falsifica o sottrae, in tutto o in parte, i libri contabili allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto o di danneggiare i suoi creditori.

QUALI SONO LE PENE PREVISTE PER L’IMPRENDITORE?

I delitti in esame prevedono l’applicazione di pene diverse, in considerazione della maggior gravità della fattispecie fraudolenta.

La legge fallimentare prevede la reclusione dai sei mesi ai due anni per la bancarotta semplice, alla quale consegue l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi d’impresa fino a due anni.

Il trattamento sanzionatorio diviene invece più grave qualora venga commessa con frode. Quest’ultima è punita con la detenzione da un minimo di tre ad un massimo di dieci anni nei casi di bancarotta per “distrazione” o “documentale”, e da uno a cinque anni nei casi definiti di bancarotta “preferenziale”. Infine, come pene accessorie l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per 10 anni, salvo l’applicazione di ulteriori pene accessorie se il giudice lo ritiene necessario.

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Image credit: shutterstock