Le novità introdotte dal Decreto Crescita e i cambiamenti in corso

Tra i principali cambiamenti, la proroga di alcune scadenze fiscali, il ritorno del super-ammortamento e la revisione della mini Ires.

Redazione MondoPMI
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L’entrata in vigore del Decreto Crescita ha creato un po’ di scompiglio, soprattutto per quanto riguarda le scadenze fiscali, molte delle quali hanno subito un rinvio:

  • Il 31 luglio verranno riaperte le pratiche per la rottamazione delle cartelle
  • I versamenti per professioni e imprese soggetti ad Isa sono prorogati al 30 settembre
  • È stato spostato al 31 dicembre il termine ultimo per la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi.

DECRETO CRESCITA: LE NOVITÀ CHE RIGUARDANO LE PMI

I cambiamenti introdotti dal nuovo decreto legge sono numerosi, tra i più significativi:

  • L’estensione del termine per l’emissione della fattura elettronica, da 10 a 12 giorni
  • La scadenza per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi giornalieri viene fissata a:
  • 1 mese dalla data di effettuazione delle operazioni, per il periodo compreso tra l’1 luglio e il 31 dicembre 2019
  • 12 giorni dalla data di effettuazione delle operazioni, a partire dall’1 gennaio 2020

A ciò, si aggiunge la possibilità di avvalersi del ravvedimento parziale e di rateizzare l’importo dovuto.

  • Il ritorno del super-ammortamento applicabile all’acquisto di beni materiali strumentali effettuato dall’1 aprile al 31 dicembre (è stata respinta la richiesta delle imprese di estendere il bonus anche al primo trimestre del 2019)
  • La revisione della mini Ires, che viene potenziata attraverso la riduzione dell’aliquota al 20%, ma solo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2022.
  • L’introduzione della piena deducibilità, dal reddito d’impresa, dell’Imu-Tasi relativa ai fabbricati strumentali, a partire però dal 2023.

 

Banca IFIS Impresa

 

Le novità, introdotte in ambito giuridico, di maggiore impatto per le imprese riguardano:

  • La trasformazione delle imposte anticipate in crediti di imposta per le società aventi sede legale nel Sud Italia che progettano di operare fusioni, scissioni o conferimenti d’azienda.

Le imposte anticipate convertibili non possono eccedere i 500 milioni di euro e sono quelle relative a:

  • Perdite fiscali
  • Eccedenze di Ace
  • Perdite attese derivanti dalla prima adozione dell’Ifrs 9
  • L’estensione del regime del realizzo controllato alle operazioni di scambio di partecipazioni collegamento, a condizione che il conferitario sia una società interamente partecipata dal conferente.
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Image credit: shutterstock