Piano infrastrutture e razionalizzazione degli incentivi: rimandato il Decreto Sviluppo

Studio Baldassi
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Il Consiglio dei Ministri ha nuovamente rimandato l’approvazione del Decreto Sviluppo atteso per ieri. L’ennesima battuta d’arresto ha fatto infuriare il Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera, che avrebbe anche ipotizzato le dimissioni.

La struttura del decreto su cui il CdM avrebbe dovuto pronunciarsi, comprende due grandi capitoli: il primo è relativo alle infrastrutture e all’energia (con norme sui project bond), mentre il secondo riguarda la razionalizzazione degli incentivi verso tre grandi aree (ricerca e sviluppo, aree di crisi e internazionalizzazione delle aziende italiane), con particolare attenzione alla crescita interna e all’accesso al credito per le Piccole e Medie Imprese.

Per quanto riguarda gli immobili e l’edilizia, erano quattro le  norme chiave particolarmente attese dagli operatori del settore, riferite ai seguenti punti:

1) il ripristino dell’Iva sulle cessioni e sulle locazioni delle nuove costruzioni, effettuate oltre cinque anni dall’ultimazione dei lavori;

2) l’esenzione dall’Imu sulle nuove costruzioni per un massimo di tre o cinque anni;

3) l’aumento, dal 36% al 50%, delle detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia e l’innalzamento, da 48 mila a 96 mila euro, del limite di importo detraibile (la norma attiverebbe investimenti aggiuntivi per 350 milioni di euro generando, nel 2013, un ulteriore gettito di 47 miliardi);

4) la riconduzione a regime delle detrazioni del 50-55% per interventi di riqualificazione energetica che attualmente vengono prorogati di anno in anno;

I quattro provvedimenti sopra elencati dovrebbero avere ricadute per 45 miliardi di euro, creando 25 mila nuovi posti di lavoro.

Le altre questioni affrontate dal decreto riguardano:

  • il «Piano nazionale per le città», che comprende anche l’istituzione, presso il Ministero delle Infrastrutture, di un ufficio incaricato di valutare e selezionare gli interventi di riqualificazione e valorizzazione di aree urbane degradate proposti dai Comuni, al fine di concedere in maniera razionale e virtuosa i fondi ministeriali disponibili a tale scopo (230 milioni di euro) e gli altri fondi attivabili (per 2 miliardi complessivi);
  • i tetti per la compensazione dei crediti fiscali, da uno a cinque milioni di euro a seconda del tipo di società (tema rinviato all’emanazione di un decreto ministeriale) e la norma che innalza le soglie di compensazione per i versamenti Iva;
  • il credito d’imposta del 40% sulle spese ammissibili sul costo del personale (circoscritto alle assunzioni altamente qualificate che danno diritto a un beneficio fiscale del 100% con un credito d’imposta massimo di 300 mila euro e non più 600 mila);
  • la trasparenza nei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione, Piccole Medie Imprese e cittadini, con la norma che introduce l’obbligo di pubblicità su Internet, a partire da 1.000 euro, per sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e per l’attribuzione di corrispettivi e compensi a persone, professionisti ed imprese per forniture, servizi, incarichi e consulenze;
  • l’istituzione di un Fondo per la crescita sostenibile da circa 600 milioni .