Piccole Medie Imprese: le novità della Legge di Stabilità

Studio Baldassi
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Approvata la scorsa settimana, la Legge di Stabilità sta riscuotendo diversi malumori dalle associazioni di categoria delle imprese, soprattutto quelle meno strutturate.

Il problema maggiore sembra essere la mancanza di incisività del governo, che avrebbe potuto osare di più per cercare di ristabilire la crescita delle PMI e stimolare in maniera più efficace la competitività internazionale.

I principali interventi per le PMI

Gli interventi volti a favorire la crescita delle Piccole Medie Imprese sono molteplici e vanno dagli sgravi per le aziende a politiche di finanziamenti alle imprese. Vediamo in sintesi le azioni più rilevanti:

  • Riduzione fiscale. 3,7 miliardi destinati a coprire il cuneo fiscale e la Trise, la nuova imposta che accorpa IMU sulla prima casa e rifiuti.
  • Nuovi progetti e investimenti territoriali. Previsti 2.5 miliardi per il completamento delle infrastrutture utili a far ripartire il Paese ed 1 miliardo per le istituzioni del territorio.
  • Lavoro. Deduzione fino a 15 mila euro per dipendente dell’IRAP sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, con incremento dal 2015. Aumento detrazioni IRPEF per dipendenti con lordo annuo compreso tra 8 mila e 55 mila euro. Incremento di 600 milioni per la cassa integrazione, con stanziamento totale di circa 2 miliardi.
  • Bonus edilizia. Prorogato il contributo per tutto il 2014, con riduzione dell’Ecobonus (da 65% a 50%) dal 2015 e delle detrazioni per le ristruturazioni (da 50% a 40%) dal 2016.

Le critiche dalle imprese

Le novità introdotte non soddisfano completamente le imprese. La maggior critica che sta emergendo infatti è dovuta alla mancanza di azioni forti capaci di ristabilire la competitività delle imprese nel mercato e la sburocratizzazione delle Pubblica Amministrazione.

Le associazioni di categoria infatti non ritengono adeguato il valore corrisposto per l’abbattimento del cuneo fiscale ed i tagli alla spesa pubblica per garantire la tanto attesa uscita dalla crisi. Si sperava infatti in un totale ammodernamento della macchina statale e della sfera pubblica, per favorire il fare impresa e la nascita di nuove attività in tempo breve. Ad esso si aggiunge la richiesta di un accesso al credito più snello e capace di dare impulso alle realtà maggiormente innovative e dinamiche.

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