Ravvedimento operoso per regolarizzare il versamento delle imposte

La soluzione per non incorrere in ulteriori sanzioni

Alberto Liviero
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ravvedimento operoso

“Buongiorno Alberto, l’ho fatto di nuovo: mi sono dimenticato di pagare l’F24. Come posso rimediare?”

Può capitare per svista, per dimenticanza o semplicemente per momentanea indisponibilità economica di non pagare, entro la scadenza prevista, l’F24 relativo all’IVA, alle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi o ad altre categorie di tributi.

L’Agenzia delle Entrate, conscia di questa eventualità non così remota, tra gli istituti deflattivi del contenzioso, mette a disposizione del contribuente il ravvedimento operoso: strumento attraverso il quale è possibile sanare un omesso o carente versamento delle imposte o di altri tributi prima che la violazione sia stata constatata e siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali il contribuente stesso (o i soggetti solidalmente obbligati) abbia avuto formale conoscenza. Di fatto il contribuente regolarizza e sana la violazione commessa.

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Ma come funziona il ravvedimento operoso? Oltre a tributi o imposte omesse il contribuente versa anche sanzioni in misura ridotta (da 1/10 a un 1/5 del tributo omesso) rispetto alla sanzione piena (dal 15 al 30%); la riduzione della sanzione varia a seconda di quando avviene la regolarizzazione, oltre al versamento degli interessi al tasso annuo legale per ciascun giorno di ritardo (dal 2018 il tasso è pari allo 0,3%). Solo con il versamento di tutte queste componenti il ravvedimento si intende perfezionato.

A seconda della data in cui viene effettuato il versamento per sanare la posizione, rispetto alla scadenza originaria, sono previste diverse percentuali di sanzioni:

  • ravvedimento sprint: 0,1% per ogni giorno di ritardo fino ad un massimo dell’1,4%, ovvero fino al 14° giorno successivo all’omissione. È possibile ravvedere tutti i tributi.
  • ravvedimento breve: 1,5% (1/10 del 15%) per il periodo che va dal 15° giorno successivo all’omissione fino al 30° giorno. È possibile ravvedere tutti i tributi.
  • ravvedimento intermedio: 1,67% (1/9 del 15%) per il periodo oltre il 90° giorno successivo all’omissione ed entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione. È possibile ravvedere solo i tributi gestiti dall’Agenzia Entrate.
  • ravvedimento lunghissimo: 4,29% (1/7 del 30%) entro i termini per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in corso del quale è stata commessa la violazione, oppure 5% (1/6 del 30%) oltre i termini per la presentazione della dichiarazione relativi all’anno in corso del quale è stata commessa la violazione. È possibile ravvedere solo i tributi gestiti dall’Agenzia dell’Entrate.

Un esempio aiuterà a chiarire le idee:

Ipotizziamo che Paolo, titolare di una ditta individuale, non abbia pagato entro la scadenza del 16 maggio l’IVA del primo trimestre 2018 pari ad € 1.500,00 e che voglia sanare l’omesso versamento in data 31/07 prima che la violazione sia rilevata dall’Agenzia delle Entrate.

L’imposta IVA a debito del primo trimestre 201 corrisponde a € 1.500.
Le sanzioni, pari all’1,67% dell’imposta, saranno pari a € 25,05 (ravvedimento breve: 76 giorni).
Gli interessi invece saranno di € 1,03: in realtà ammonterebbero a € 0,95 ma l’importo minimo da versare è di € 1,03.
L’importo totale F24 da versare entro il 31/07 sarà di € 1.526,08.

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Image credit: shutterstock