Regime forfettario: quali spese si possono scaricare?

Costi deducibili e coefficente di redditività in funzione dell’attività esercitata

Alberto Liviero
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regime forfettario

Quali costi si possono “scaricare” nel regime forfettario potrebbe tranquillamente rientrare nella top 3 delle domande più gettonate tra chi esercita, o intende esercitare, un’attività d’impresa o libero professionale usufruendo di questo particolare regime.

In prima battuta la risposta è negativa anche se, a dir la verità, è comunque possibile dedurre una parte delle spese. Vediamo insieme, anche attraverso un esempio pratico, il funzionamento di questo regime e cos’è quindi possibile “scaricare”.

Il forfettario è un regime agevolato la cui peculiarità risiede proprio nella determinazione del reddito. Reddito che non viene calcolato in via analitica come differenza tra ricavi e costi ma applicando al fatturato uno specifico coefficiente di redditività in funzione dell’attività esercitata. La forbice è molto ampia: si passa da un coefficiente del 40% previsto per le attività commerciali, a quello del 78% per i liberi professionisti.

Banca IFIS Impresa

 

regime forfettario: Un esempio pratico

Prendiamo, ad esempio, un consulente informatico che fattura 20.000 euro in un anno. In base all’attività, il coefficiente di redditività da applicare al fatturato è pari al 67%. Il risultato, 13.400 euro, è il reddito professionale annuo. Al professionista, quindi, sono stati riconosciuti forfettariamente costi per 6.600 euro, a prescindere da quanti ne siano stati effettivamente da lui sostenuti nell’esercizio dell’attività. Costi per l’aggiornamento professionale, utenze, spese per l’uso dell’auto, beni strumentali, affitto dello studio e molte altre spese simili non sono quindi deducibili.

L’unica spesa che è possibile dedurre è quella relativa ai contributi previdenziali. Il consulente citato nell’esempio, la cui attività prevede l’iscrizione all’Inps, può dedurre dal reddito professionale, solamente i contributi previdenziali obbligatori, ovvero versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nell’anno in cui sono stati pagati. Ipotizzando una contribuzione di 3.500 euro il reddito professionale scende quindi a 9.900 euro. Su quest’ultimo importo, alias reddito imponibile, il professionista applicherà l’imposta sostitutiva del 15% o, se start-up, del 5%.

Alla luce di ciò il regime forfettario potrebbe risultare molto vantaggioso per chi generalmente non sostiene costi elevati o comunque un ammontare di spese inferiori rispetto al risultato ottenuto dall’applicazione del coefficiente di redditività. Viceversa potrebbe non risultare conveniente per chi invece ha un ammontare elevato di costi legati all’attività o superiori all’ammontare determinato forfettariamente.

Il condizionale è d’obbligo. L’impossibilità di dedurre i costi connessi all’esercizio dell’attività non è e non deve essere l’unica variabile da prendere in considerazione per determinare la convenienza o meno del regime in esame: ci sono infatti tanti altri aspetti da valutare per poter compiere una scelta consapevole e ponderata.

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