Rilanciare la crescita delle PMI attraverso il contratto di rete

Studio Baldassi
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Grazie a diversi Decreti Legislativi del 2009 ed alla Manovra Economica del 2010, è stato introdotto in Italia il nuovo “contratto di rete“. L’obiettivo è creare reti di impresa attraverso una serie di disposizioni normative, quali la possibilità di stipulare convenzioni con l’ABI e di essere soggetti ad un regime fiscale agevolato.

Fare “rete” significa redigere un contratto tra aziende che, per accrescere la propria capacità innovativa e la competitività sul mercato, si impegnano reciprocamente a collaborare per attuare un programma comune, scambiandosi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, oppure esercitando in comune una o più attività di business.

Tale formula si è rivelata vincente e sta riscontrando molto interesse: ad oggi sono infatti 327 i contratti sottoscritti, che hanno coinvolto oltre 2.000 imprese.

Le principali novità introdotte a livello normativo concedono la possibilità alle Piccole Medie Imprese di:

  • avviare collaborazioni su programmi e strategie condivise;
  • consentire ad altri attori economici e alla pubblica amministrazione di conoscere e valutare tali iniziative aggregative;
  • mantenere l’autonomia imprenditoriale  e decisionale della singola impresa, nonostante lo spirito associativo;

Sebbene questi primi risultati siano incoraggianti, è opinione condivisa che sia necessario compiere ulteriori sforzi da parte di imprenditori, banche e Governo, per permettere al sistema economico di rinascere grazie alla rete. In particolare sono fondamentali:

  • Semplificazioni amministrative, in attuazione a quanto già previsto dalla legge.
  • Statuto delle imprese che, in Italia, ha recepito la “Small business act”, la quale mira a creare, in modo sostenibile, condizioni favorevoli alla crescita e alla competitività delle piccole e medie imprese europee.
  • Politiche attive per il lavoro, incluse misure che promuovano l’occupazione sfruttando le possibilità offerte dalle forme di aggregazione aziendale
  • Sgravi fiscali, così come previsto dalla normativa sui contratti di rete. I 48 milioni di euro stanziati nel 2010 a tale scopo sembrano essere oggi insufficienti a causa del grande incremento degli accordi stipulati in Italia.
  • Portare i contratti di rete in Europa al fine di permettere lo sviluppo di collaborazioni imprenditoriali al di fuori del territorio nazionale.